Ferru, “il custode” dell’integrità di Gigi Riva

La presentazione di Storie di pallone in Sardegna  a Sestu è stata un’occasione di svago, accrescimento e di gioia. Voglio ringraziare il Comune rappresentato dall’assessore alla cultura Nicola Ruggiu per la calorosa accoglienza, per aver chiamato Matteo Bruni, moderatore preparatissimo nonché portafortuna che mi aveva battezzato 15 anni fa a Tcs con l’altro libro “Un tiro mancino”. Grazie a Adanella, Paolo e a tutti gli amici che sono intervenuti. Al tecnico Ignazio Argiolas che ricordava perfettamente il felice provino fatto per il Sestu con la maglia del Sant’ Elena dell’editore Alessandro Kalb . Un grazie particolare a Renato Demeglio, il “mio bomber” ed ex compagno, tornato dall’Austria per l’occasione, a Tonio Masci, massaggiatore di mille generazioni di giocatori passati al Cagliari (tra cui il sottoscritto) e a Salvatore Ferru che conoscevo solo per essere stato campione d’Italia (giocò una volta in Coppa Italia nel 69-70). Non immaginavo che potesse avere una memoria di ferro mentre sapevo che contro di lui, stopper implacabile, nel campionato De Martino molti campioni celebrati erano rimasti all’asciutto. Ferru marcava Gigi Riva quasi ogni giovedì nelle partitelle di metà settimana e lo marcò anche nel giovedì che precedette la celeberrima Juve-Cagliari 2-2 che valse un bel pezzo di scudetto. L’ordine era quello di non entrare duro sul bomber e  lui non sgarrò mai dall’impegnativo compito. ” Gigi quel giovedì prima di cominciare mi disse: stai alla larga Ferru! E ci mettemmo a ridere. Ma per noi della squadra allenatrice era sempre quella la consegna e devo dire che anche i titolari non entravano duro. Forse con l’eccezione di Boninsegna che l’anno prima si era innervosito perché non riusciva a fare gol e l’aveva messa un po’ sul piano della battaglia anche fisica”. Ora lo possiamo dire: è anche grazie a ragazzi come Salvatore Ferru se ancora oggi dopo quasi 46 anni possiamo gioire per quel magnifico scudetto.

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