Orgosolo, finalmente…

Se e’ vero che non è mai troppo tardi, è altrettanto vero che potevo pensarci un po’ prima di arrivare a Orgosolo. E di averlo fatto solo ora mi vergogno un po’ se penso che ho 55 anni e che – senza mettere limiti alla provvidenza – ho da tempo virato verso la seconda metà della mia esistenza. Non lo dico perché Maddalena è stata impareggiabile nell’organizzazione o perché Maria Giovanna si è confermata moderatrice altamente professionale. Potrei continuare ricordando la simpatia di tutti i presenti, la grande ospitalità dei benemeriti soci fondatori della Polisportiva Supramonte. Non potrei certo tacere della straordinaria memoria del commissario Felice Corda, ex calciatore della Nuorese negli anni 60-70 e poi dirigente, o i coloriti racconti dei protagonisti e delle protagoniste della squadra di softball, prima in Sardegna a raggiungere il traguardo della A2. La realtà è che fra tante persone simpatiche, curiose e ospitali mi sono sentito come in un pranzo festivo di famiglia. La scusa era parlare di “Storie di pallone in Sardegna”, in realtà si è fatto molto di più e tra i tanti  piacevolissimi racconti di tutti i presenti (ringrazio tra questi anche Marco, Piero e Maurizio, amici di antica data), non poteva non emergere l’importanza che la Polisportiva Supramonte ha avuto in quasi cinquanta anni, e chissà per quanti altri ancora, sotto il profilo sociale per i ragazzi di Orgosolo e dintorni. Quando ho salutato mi è sembrato di lasciare amici che conoscevo da sempre, non che avevo visto per la prima volta tre ore prima. E ho pensato a nonno Gavino, l’unico dei quattro che ho conosciuto ancora in vita, seppur per un solo anno. Dicevano che fossi il suo preferito perché pur di vedermi, ormai su con gli anni e pieno di acciacchi, non esitava a farsi dieci piani a piedi quando ci eravamo appena trasferiti nel palazzo nuovo e l’ascensore non era ancora entrato in funzione. Babbo mi raccontava spesso che alla sua morte nel portafoglio c’era solo la foto di un bambino: la mia.  Nonno Gavino era nato a Oliena, a meno di venti chilometri da Orgosolo. Capito perché mi sono sentito a casa?

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