Cari Antonio, Serenella e Costanzo vi devo una carriera

Nel 1982 avevo 21 anni, vivacchiavo in Economia e Commercio dove avevo dato sette esami e l’Italia di Paolo Rossi non aveva ancora vinto il Mondiale. Mi ero iscritto a un corso biennale sugli investimenti pubblicitari organizzato dalla Regione con i migliori insegnanti su piazza e con diversi stage nelle aziende. Un giorno andammo alla sede Rai di viale Bonaria, non ci ero mai entrato fino ad allora, non conoscevo ancora Antonio che fece la sua comparsa quasi subito sommerso da una vagonata di cassette vhs. Sapevo però benissimo chi fosse perché ogni domenica ascoltavo e vedevo i suoi servizi sul Cagliari. Ebbi come una folgorazione, gli chiesi di quale materiale si trattasse e, quando mi disse che stava per cominciare un montaggio su tutti i gol in carriera di Gigi Riva, non ci misi un nano secondo a mollare la compagnia per seguirlo. Serenella Ticca, la mia insegnante di pubbliche relazioni sapeva bene del mio tarlo per il calcio e mi fece un cenno d’intesa: ci saremmo rivisti dopo. Ma dopo quando? Antonio era gentile e inizialmente apprezzò il mio contributo per ricostruire le immagini e le partite relative ai gol in questione. La prima ora passò così velocissima e la seconda pure. Io però ero in versione martello penumatico, non stavo un attimo zitto e non mi limitavo a citare le partite, ma per ognuna tiravo fuori qualche aneddoto riferito magari al compagno che aveva effettuato il passaggio a Gigi per il gol o all’avversario che lo marcava. Antonio fu paziente, anche troppo. Ma credo che un sospiro di sollievo minimamente vicino a quello che tirò quando ricomparve la mia classe per avvisarmi  che dovevamo andar via, non avrebbe mai più avuto uguali. Fu gentile, mi incoraggiò a proseguire nella mia passione e da lì presi la mia decisione: sarei diventato un giornalista sportivo. Serenella dopo aver sentito tutti quei complimenti fatti nei miei confronti da un professionista come Antonio Capitta fu molto determinata nell’invitarmi e iniziare una collaborazione presso qualche redazione. Passò un anno, il corso proseguì felicemente e la mia insegnante di pubbliche relazioni fece una cosa bellissima per me. Pur non conoscendolo mi fissò un appuntamento con Costanzo Spineo, responsabile per le pagine sportive della Nuova Sardegna a Cagliari. E da lì cominciò tutto. Anzi tutto era già cominciato un anno prima per merito di Antonio. Anche per questo conservo gelosamente un premio Ussi da lui ricevuto nel 2003 quando ricopriva la carica di presidente regionale dei giornalisti sportivi, con la seguente dedica: “A Nanni Boi, allevato a latte e Gigirriva ne ha onorato le gesta di leggenda del gol nel libro Un tiro mancino”. Cari Antonio, Serenella e Costanzo, vi devo una carriera!

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