A Lapadula basta un gol in A per andare in nazionale. L’importanza di un buon procuratore

Su 12 partite ne ha giocate solo 2 da titolare, nessuna per 90’,  ha raggranellato appena 6 presenze e segnato la miseria di 1 gol. Eppure dopo la prima rete in serie A, giunta peraltro all’età di 26 anni (non stiamo parlando quindi di un talento precoce), sono trascorse meno di 24 ore perché giungesse la chiamata in nazionale. Davvero singolare il destino di Gianluca Lapadula, doppio passaporto italiano e peruviano per via della madre sudamericana. E pensare che un calciatore del calibro di Pietro Paolo Virdis la nazionale maggiore non l’ha mai vista nonostante abbia segnato più di 100 gol in serie A. Altri tempi, allora non c’erano i procuratori che sancivano le carriere di giocatori, tecnici, allenatori (Ct delle nazionali compresi), direttori sportivi, presidenti. Potrei aggiungere arbitri e giornalisti, come ci hanno insegnato le intercettazioni del 2006. Già calciopoli, sono passati dieci anni da quando si accorsero che esisteva, ma niente sembra cambiato, salvo il nome, ora non si chiama più così. E chi come il Ct Ventura è arrivato alla panchina più importante del nostro Paese senza un pedigrée adeguato, ora evidentemente deve pagare le cambiali per cotanto godere. Sembra di essere tornati ai tempi di Lippi (lui e il figlio dovrebbero fare un monumento a Moggi per le carriere, i trofei -nel caso del padre – e le decine e decine di milioni guadagnati). Ricordate quando il buon Marcello convocava in azzurro Langella? E come lui tanti altri. Moggi non è il diavolo, il suo potere, parlo della Gea World gestita dal figlio Alessandro, è limitato all’Italia anche se gli affari migliori li fanno col mercato cinese (se guardo Raiola per esempio è molto più esteso) e dico anche che quando va in tv (spesso su Sportitalia) è un piacere ascoltarlo perché sa di calcio e te lo spiega come pochi, oltretutto in maniera ironica. Non con i numerini di cui quasi tutti oggi si cibano. Racconta storie sempre interessanti, non è mai banale, talvolta è persino autocritico (molto raramente). Certo, quando parla di nemici giurati non c’è verso che trovi un pregio, ma è onesto perchè non fa nulla per nascondere chi gli sta antipatico. Si dice che non abbia perso il vizietto di far mettere sull’attenti qualche presidente come faceva tanto tempo fa con De Luca del Siena, Foti della Reggina o Franza del Messina (prima ancora era molto amico di Rozzi dell’Ascoli che però gli teneva testa, eccome se gli teneva testa). Per esempio quello del Pescara, Sebastiani, che nonostante i risultati pessimi non può cacciare l’allenatore Oddo perché sta nelle sue grazie dai tempi in cui giocava e prima ancora stava nelle sue grazie il padre allenatore. Sia chiaro, non stiamo parlando di un monarca assoluto, a Bari per esempio non ha potuto far niente per salvare Stellone, sostituito proprio ieri da Colantuono che da un mese sperava nella panchina del Cagliari. Anche Stellone peraltro gli deve la ancor giovane carriera perché lo ha inventato dal nulla a Frosinone, e a Bari gli ha fatto firmare un triennale a cifre importanti. Idem dicasi per De Zerbi a Palermo, che gode di ottima stampa ma che in fatto di risultati lascia alquanto a desiderare (e l’anno scorso in C  a Foggia dopo tanti complimenti finì pure per fallire la promozione). Con Zamparini, suo amico di vecchia data, però è una pacchia continua perché sapendo che quello ne esonera uno al mese, riesce a piazzargliene tre o quattro a stagione del suo giro. Col Cagliari ha avuto molti rapporti nel corso degli anni. Tornando ai tempi di Rozzi mise lo zampino nella salvezza dei marchigiani a discapito dei rossoblù  di Giagnoni nell’83 (ultima di campionato Ascoli-Cagliari 2-0). Poi una decina di anni dopo insieme a Paco Casal fece un corso accelerato a Massimo Cellino insegnandogli in pochissimi mesi il mestiere di presidente (c’è da dire che l’allievo si era dimostrato peraltro molto scaltro e intelligente da par suo). Poi qualcosa si ruppe, anche se Cellino in certi casi non poteva dirgli di no. Ricordo che i diesse Cinquini e Salerno erano stati suggeriti da Moggi. Anche oggi, seppur ufficialmente fuori dal calcio, Moggi ha in qualche modo buoni rapporti col Cagliari. Beretta per esempio gli deve una buona fetta delle chances avute in carriera, spesso con Capozucca diesse. L’attuale responsabile del settore giovanile rossoblù, che a Cagliari è giunto perché conosce da molti anni il presidente Giulini, peraltro deve ancora decidere cosa fare da grande. Oltrechè l’attuale ruolo ha sempre il patentino di allenatore e sta per prendere quello di diesse. Ma niente paura, a Rastelli e Capozucca ha detto che possono star tranquilli.

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2 Pensieri su &Idquo;A Lapadula basta un gol in A per andare in nazionale. L’importanza di un buon procuratore

  1. Condivido tutto. Però Lapadula in nazionale mi incuriosisce. D’altra parte in nazionale hanno giocato fior di bidoni in passato più o meno recente (da buriani a valigi a mauro esposito a pellé a bettarini, per citarne alcuni a casaccio), per cui ci può stare anche l’esperimento Lapadula.

    • Io non discuto il valore di Lapadula e ti dirò che ne suggerii l’acquisto a Giulini due estati fa, quando noi retrocedemmo e l’attaccante veniva da un bel campionato col Teramo. Fu l’unico giocatore di serie C che indicai in mezzo ad altri di B e al Primavera Sadiq che militava nello Spezia col connazionale Nura (sarebbero stati presi poi dalla Roma e il primo ora è a Bologna). Lo feci non solo perché secondo me poteva essere utile, ma anche perché in quel momento si prendeva a parametro zero in quanto il Parma proprietario del suo cartellino era appena fallito. Quello che trovo assurdo è il momento in cui si decide di chiamarlo, dopo mesi di panchina e un solo gol. In poche parole Ventura non lo ha volutio per il suo rendimento

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