Chi la fa l’aspetti. Con annessi dispetti

Si vabbè, li avevo definiti “i lenti a contatto”, ma non era il caso di vendicarsi in questo modo. Anche perché, sto andando a memoria, mi sembra che le tre-quattro volte che Bruno Alves e Salamon hanno giocato assieme il Cagliari abbia perso regolarmente. Davvero non immaginavo potessero essere così vendicativi. Beh, non ci crederete ma da quando ho osato quell’accostamento, ho perso ben tre lenti a contatto nel giro di poco più di un mese. E per me che soffro di cheratocono a entrambi gli occhi non è esattamente piacevole. Per capirci: quando mi aggiro con gli occhiali rischio regolarmente di dire “buongiorno signorina” al sosia dell’ispettore Derrik che ogni giorno accompagna la nipotina nella stessa scuola dei miei. Filippo, il mio ottico di fiducia che conosco da circa trent’anni, non sa se essere più contento per gli incassi o più dispiaciuto per il sottoscritto. Cerca di venirmi incontro praticandomi sconti direttamente proporzionali al numero di volte che mi reco a trovarlo, ma ha capito che tra un po’ continuando di questo passo sarà lui a dovermi dei soldi. Ma questo è ancora niente. Adesso, lo confesso ho una paura fottuta di tornare a casa per pranzo, salutare la famiglia e sentirmi dire: “curioso, mi è sembrato di sentire la porta d’ingresso e la voce di babbo che salutava. Ma quando torna?”. Mannaggia a me che ho definito Munari “l’uomo invisibile”.

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