Allegri troppo Forte:”Il Cagliari con Giulini e Rossi è in buone mani”

Avere un certo grado di conoscenza, diciamo pure di familiarità, con gli interlocutori non è mai una bella cosa per un giornalista. Perché sai in partenza che potrai scrivere solo una piccola parte delle confidenze che ti fanno, pena rovinare un rapporto (“perché io sto parlando all’amico” ti dicono). Nel caso di Massimiliano Allegri poi converrebbe proprio non averlo questo tipo di familiarità. Perché essendo uno schietto, che parla a ruota libera, le sue esternazioni divertenti, paradossali, ma soprattutto atomiche, finirebbe per farle ugualmente. Come 25 anni fa, o giù di li, quando lo conobbi come il colpo di mercato dell’estate cagliaritana e sin  dall’inizio non mancò di regalare un titolo al giorno per le cose che diceva. Un titolo che richiamava la curiosità del lettore e che al cronista di turno, se lo sapeva cogliere, faceva fare quasi sempre bella figura. Il presidente Cellino, al timone da un solo anno alla guida della società rossoblù, aveva centrato al primo colpo la qualificazione Uefa, e aveva la necessità di allestire una squadra competitiva per fare bella figura in quell’Europa che al Cagliari mancava da oltre vent’anni (e che ahimè sarebbe poi mancata in seguito fino a oggi e chissà fino a quando). C’era da sostituire il principe Francescoli, partito per Torino, e non era davvero cosa facile. Il boss aveva defenestrato Carmine Longo, lo storico diesse della doppia promozione e dell’ingaggio di Ranieri dalla Puteolana, per far gestire (si fa per dire conoscendo il personaggio) le operazioni di mercato al diesse Sandrone Vitali, scuola Milan, fautore della tecnica al punto che amava raccontare, quando ancora calciatore ad Alessandria, interrompesse i suoi allenamenti per ammirare estasiato un bimbetto che si allenava coi coetanei nel campo attiguo e che rispondeva al nome di Gianni Rivera. Nel campionato 92-93 Allegri aveva giocato indubbiamente la sua migliore stagione da calciatore, in quel Pescara costruito da Galeone per fare maree di gol e per prenderne oceani. Alla fine il tabellino recitava 12 reti e per un centrocampista, seppur con spiccate doti offensive, era tanta roba. Al punto che il presidente Scibilia, ma soprattutto lo scafato diesse Marino, nonostante alla fine la classifica recitasse un misero ultimo posto e altrettanti 17 miseri punti, riuscirono a far lievitare il costo del cartellino del giocatore fino a far dire al presidente Cellino che aveva sborsato 12 miliardi di lire per il suo acquisto, una cifra enorme per il Cagliari (anche se poi ridimensionata a 8). Le cose non andarono poi del tutto nel verso sperato, un po’ perché raccogliere l’eredità di Francescoli era impossibile, un po’ perché a Pescara Allegri doveva occuparsi solo della fase offensiva e a Cagliari questo non poteva succedere. In un paio d’anni raccolse qualche soddisfazione, come un gol importante a Genova contro la Samp sotto gli occhi dei genitori o come l’assist per Dely Valdes a Trabzon che salvò il Cagliari dalla sconfitta, oppure il gol che fece al Malines al Sant’Elia. Ma tutto sommato la sua esperienza da calciatore in rossoblù non passò alla storia. Ben diversi i suoi trascorsi da allenatore, nonostante l’inizio terribile. Due stagioni ricche di bel gioco e successi nonostante l’esonero finale, solo perché Cellino si era indispettito per l’accordo raggiunto col Milan, dove l’anno seguente sarebbe andato a vincere il primo dei suoi quattro scudetti ottenuti finora, oltre alle varie coppe. Le scorse settimane, smaltita la sbornia della finale di Champions persa con la Juve, Allegri è tornato in Sardegna, come spesso gli succede, nel suggestivo scenario del Forte Village, per ritemprarsi e godersi il piccolo Giorgio alle prese col camp annuale organizzato dall’Academy del Chelsea per i bimbi dai 4 ai 14 anni. “Ci torno spesso perché il posto è incantevole e perché l’amministratore delegato Lorenzo Giannuzzi, che conosco da anni, è un maestro nel tenere la struttura ai massimi livelli, nell’offrire il massimo dell’ospitalità ai clienti, nel far sentire loro la cortesia di tutto il personale che trasmette un senso di appartenenza per il Forte. Poi come potrei fare senza il mio amico Enzo? (Enzo Fortunato, una vita al resort, ma anche tanti anni nel Cagliari calcio ai tempi di Cellino ndc). Nell’ora e mezzo di allenamento, tra un incitamento al suo bimbo e a quelli di Pianic, Benatia, Barzagli, Marchisio e tanti altri, l’allenatore della Juventus ha toccato mille argomenti che resteranno privati. Sul Cagliari però non ha nulla da nascondere: “Giulini ha dimostrato di essere un presidente in gamba perché ha saputo risolvere la vicenda stadio e perché dopo lo scivolone del primo anno ha fatto in fretta ad appropriarsi dei meccanismi del calcio tornando subito in A e allestendo una squadra per rimanerci. Se ha dovuto spendere qualcosa negli ingaggi dei giocatori più esperti è proprio perché aveva la necessità di non correre rischi e i fatti gli hanno dato ragione. Sono poi particolarmente felice per l’arrivo di Gianni Rossi come direttore sportivo. Lo conosco da quando lasciai l’Aglianese, la società toscana nella quale debuttai in panchina e lui quell’anno arrivava. E’ una persona seria, competente, come del resto ha dimostrato in una piazza che conosco molto bene come Sassuolo. Conosce i giocatori e sono certo che farà benissimo. Il Cagliari è in buone mani”.

 

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