Cragno ritorna con un sogno: dallo stage al debutto vero in Nazionale

Ci siamo. Ci sono voluti due anni, 58 partite di campionato giocate in B con Lanciano e Benevento (play out e play off annessi), una retrocessione  traumatica come lo sono tutte le retrocessioni, e una promozione fantastica. Più delle altre perché il Benevento aveva raggiunto per la prima volta la serie B ed ora potrà giocare per la prima volta in serie A. Alessio Cragno dopo due anni e mezzo si riprende la porta del Cagliari. Già perché nell’unica stagione in rossoblù dopo le 14 presenze iniziali da titolare (dalla terza giornata alla sedicesima) era finito nel dimenticatoio, quasi fosse solo sua la colpa di quella marea di gol subiti che Zeman versione 1 e 2 con l’intermezzo di Zola, avevano reso possibile con disposizioni tattiche stravaganti. Questo non significa che il portiere di Fiesole non ci avesse messo del suo. A vent’anni ci sono ancora tante cose da imparare, nel suo caso poi arrivarono troppi gol dalla lunga distanza a far sorgere più di un dubbio sul fatto che le diottrie fossero a posto. Ma evidentemente non c’erano problemi di vista se quest’anno il giovanotto è stato uno dei protagonisti della promozione sannita, e se molti club che vanno per la maggiore (il Napoli il più insistente) gli avevano messo gli occhi addosso. Certo, la serie A è un’altra cosa, ma basta rileggere i nomi dei portieri che si sono alternati fra i pali rossoblù dopo il suo mezzo campionato, per capire come non ci sia poi da strapparsi i capelli se qualcuno non c’è più. Zola appena arrivato gli preferì Colombi e mal gliene incolse perché dopo la grandinata di Palermo il suo nome cambiò in Piccioni e se ne persero le tracce. Poi venne il turno dell’impronunciabile Brkic, serbo (nel senso della nazionalità, non del rancore), uno che ti cucinava a fuoco lento perché quando prendeva un gol ti lasciava sempre un dubbio e una domanda: ma in fondo cosa poteva fare? Sta di fatto che un altro al posto suo quel gol probabilmente non l’avrebbe preso. Non fu una scelta felice neanche il ritorno di Storari, inesorabilmente segnato dalla vecchiaia e destinato come i predecessori Ielpo e Fiori al dorato cimitero degli elefanti in qualità di riserva nel Milan. Tutto sommato, forse perché nei suoi confronti non c’erano poi queste grandi attese, l’unico che in questo periodo sia riuscito a chiudere la porta (in senso figurato e letterale) o perlomeno a lasciarne aperto solo uno spiraglio è stato il buon Rafael, il pararigori.

La storia di Cragno è nota: tifosissimo della Fiorentina come tutti quelli di Fiesole, esce di casa a 15 anni perché il Brescia è più concreto e lì fa tutta la trafila dagli Allievi. Nel destino di questo ragazzo i tecnici più importanti sono altri due toscani: con Calori debutta in B a 18 anni e 3 mesi. Proprio la domenica mattina della sfida col Modena si fa male il titolare Arcari. Nella rosa prima di lui ci sono i più maturi Caroppo e Russo, ma il preparatore dei portieri racconta due aneddoti che vogliono essere soprattutto una sviolinata per Cragno. Racconta a Calori che Caroppo ha dei precedenti che non mettono proprio tranquillità. Cresciuto nel Brescia dove non arriva mai al debutto, viene mandato in C2 a Olbia e L’anno dopo in C1 a Verona per fare esperienza. Ma l’unica che fa è quella di sedersi in panchina per due anni senza mai entrare in campo. Tornato alla base gli capita finalmente l’occasione per il debutto, ma il poker di reti subito a Crotone fa capire che è meglio lasciar perdere. Calori avrebbe anche l’opzione Russo, ma sempre lo sviolinatore di Cragno gli ricorda che l’anno prima a Nocera inferiore Russo viaggiava alla media di tre gol subiti a partita.

Calori non ha scelta e dà ragione allo sviolinatore che per l’appunto si chiama Violini. Cragno fa un’onesta figura nonostante faccia segnare Gozzi che segna una volta ogni cinque anni bisestili (chi ha buona memoria lo ricorderà a Cagliari dove Bisoli lo impiegò solo una volta in Coppa Italia in tutto l’anno) e il Brescia vince 2-1. Cragno gioca ancora un’altra volta in quella stagione e l’anno seguente conquista il posto da titolare a 19 anni giocando 30 gare nonostante la panchina delle rondinelle sia un porto di mare in fatto di allenatori: sono ben cinque quelli che si alternano puntando sempre sul portierino toscano. L’altro tecnico che è risultato importante per la maturazione di Alessio è stato Baroni del Benevento. Il quale è andato sul sicuro quando ha puntato su di lui. Intanto perché anche lui fiorentino aveva sempre sentito parlare bene di questo ragazzino che aveva fatto il pieno nelle nazionali giovanili indossando le maglie degli azzurrini under 16-17-18-20 e 21 per un totale di 47 presenze. Baroni poi aveva allenatore per due anni la Primavera della Juventus proprio nel periodo in cui Cragno era tra i migliori Primavera d’Italia, ragion per cui lo teneva sotto osservazione da anni.

Come se non bastasse l’agente di Cragno è Battistini, ex portiere di Udinese e Verona fra le altre. E proprio a Verona Battistini giocò due stagioni con Baroni al centro della difesa. Per cui l’allenatore si è fidato delle referenze che l’ex compagno gli aveva dato. A Benevento Cragno gioca 38 volte subendo 32 reti, per il primo anno nella sua carriera le presenze sono superiori ai gol subiti e, come ciliegina sulla torta di un’annata spettacolare, arriva anche lo stage con la nazionale di ventura (che non è una rappresentativa di mercenari ma la nazionale vera, di Ventura con la maiuscola). Certo lo stage non vale ancora un esordio in azzurro, ma quello, i tifosi del Cagliari ne sono certi, arriverà con le belle prestazioni in rossoblù.

 

 

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