Faragò mai nel suo ruolo

Potrebbe essere un nuovo acquisto a tutti gli effetti, sempreché trovi l’opportunità di giocare finalmente nel ruolo che a Novara lo aveva valorizzato e imposto tra i giovani più promettenti della serie cadetta. Per Paolo Pancrazio Faragò il Cagliari a gennaio scorso si impegnò con una cifra considerevole (2 milioni e mezzo di euro) per il prestito con l’obbligo di riscattarlo alla fine del campionato per altri 2 milioni e 300 mila euro. Faragò ha fatto le cose per gradi, grazie al Novara che lo ha cresciuto nelle giovanili e poi lo ha lanciato titolare tre anni in B con l’intermezzo veloce di una stagione in Lega Pro: 140 partite a 24 anni quando è arrivato in Sardegna costituivano un buon bagaglio di esperienza, il segno che non si trattasse di un semplice ragazzino ma di un giocatore pronto a spiccare il volo. Ma questo non è successo. Prima per l’infortunio rimediato a Roma nell’esordio in serie A (uno dei sogni da bambino avverato, l’altro, quello di giocare per la sua squadra del cuore, cioè l’Inter, per ora rimane nel cassetto), poi perché Rastelli ha scelto altre soluzioni. Fino all’ultima di campionato col Milan, quando lo ha schierato finalmente titolare (e la vittoria sui rossoneri dopo 19 anni di digiuno ha rappresentato la ciliegina sulla torta di quella bella giornata).  Chissà perché però il tecnico lo ha sempre visto in posizioni inusuali in campo, mai ricoperte o ricoperte solo sporadicamente a Novara. Centrale coi rossoneri, riserva di Dessena che resta fondamentalmente un mediano in copertura. Addirittura terzino nell’amichevole di ieri. E a sentire ancora Rastelli, il timore che voglia insistere su quella posizione per il resto della stagione, è concreto. Eppure Faragò ha una dote non comune tra i centrocampisti, quella di sapersi inserire in zona gol e di “vedere” la porta. Perché rinunciare in partenza a questa prerogativa? L’interessato non fa una piega, si impegna sempre e aspetta il suo turno. Come quando a Novara, passato dagli allievi alla Primavera, trascorse quasi tutta una stagione in tribuna e a fine anno rischiò la bocciatura. In quel caso furono i regolamenti della Figc a fare la fortuna sua e della società piemontese. Perché la sua militanza di oltre cinque anni tra gli azzurri, costrinse in qualche modo il Novara a richiamarlo (almeno cinque giocatori della rosa devono essere cresciuti nel settore giovanile) e come per incanto il giocatore divenne il punto di forza della Primavera segnando da centrocampista 10 gol in 11 partite nel girone di ritorno e imponendosi fino a diventare titolare in prima squadra. Arrivarono così le belle prestazioni e altri gol nel campionato cadetto, quasi sempre nella posizione di centrocampista di destra con licenza di infierire, insieme a quella quotazione che non impedì al Cagliari di puntare su di lui. E come ci ha creduto la società rossoblù che ha fatto un investimento non indifferente su questo ragazzo calabrese, sarebbe ora che ci credesse anche l’allenatore. Così, giusto per non andare avanti a compartimenti stagni.

 

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4 Pensieri su &Idquo;Faragò mai nel suo ruolo

  1. “E a sentire ancora Rastelli, il timore che voglia insistere su quella posizione per il resto della stagione”. “L’interessato non fa una piega, si impegna sempre e aspetta il suo turno”.

    Si proprio ieri al GR Rai Regione parole di Faragò che si dichiara entusiasta di provare a svolgere il ruolo… la mentalità del giocatore è sicuramente quella giusta, poi la stagione è lunga…

  2. Vabbè con Barella-Cigarini-Ionita il posto per Farago’ sinceramente non lo vedo. Per cui è giusto che si sperimenti anche altre posizioni che potranno tornare utili. E’ già successo con Zambrotta e lo stesso Spinazzola (ex esterno d’attacco da giovane).

    • Vero, ma sia Zambrotta che Spinazzola quando giocavano in B non avevano la facilità di andare a rete di Faragò. Fermo restando che ci sarebbe da mettere la firma per ripetere la loro carriera (almeno del primo)

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