Bei ricordi con la Juve alla prima giornata Finirà anche stavolta col Cagliari sesto in classifica?

Fra le grandi firme del giornalismo sportivo amanti delle statistiche ho apprezzato particolarmente Gualtiero Zanetti, personaggio dallo sguardo altero, un po’ ducesco, che dalle cifre prendeva spunto per rendere inattaccabili i suoi pezzi, come del resto avrebbe fatto in seguito Giorgio Tosatti. In quel periodo c’era tra gli altri anche Eugenio Danese, che purtroppo passò alla storia non tanto per la luminosa carriera, quanto per una profezia mai avverata: qualche ora prima di una gara tra Italia e Turchia, nel 1973 a Napoli, intervistato per il tg della Rai  ebbe a dire: “ … e in considerazione di questi dati, se oggi non vinciamo per 5-0 mi taglio la testa”. Purtroppo per lui e per gli azzurri, i turchi quel giorno strapparono un miracoloso 0-0 e se per motivi per così dire ‘funzionali’ la testa di Danese rimase al suo posto, lui per ragioni di opportunità e di amor proprio sparì dalla circolazione. L’ho presa alla lontana per dire che sotto le nostre latitudini casteddaie, tra gli statistici di cui mi fido ci sono due amici, Gianni  e Maurizio, che nella vita hanno scelto di fare cose completamente diverse, ma sulla cui memoria storica degli avvenimenti rossoblù e non solo mi fido ciecamente. E allora prendo lo spunto proprio dalla ricerca di Maurizio, uno che esalta il prodotto fatto in Sardegna nel suo pastificio artigianale, per vedere appunto di che pasta è fatto  il Cagliari sulla base del nuovo calendario. C’è un precedente beneaugurante, anzi due. In entrambe le occasioni in cui i rossoblù si sono imbattuti nella Juventus al primo turno di campionato, sono arrivati poi sesti nella classifica finale. E guardacaso si tratta dei migliori piazzamenti negli ultimi 45 anni della storia cagliaritana! Nel torneo 80-81, con Mario Tiddia in panchina e Gigi Riva direttore sportivo (presidente Mariano Delogu), il Cagliari ottenne quella posizione tanto più insperata perché giunta proprio nell’anno della riapertura agli stranieri dopo l’embargo che aveva fatto seguito quindici anni prima al fallimento della nazionale con la Corea. Ogni squadra poteva tesserarne uno, e se la Roma fece il colpo migliore col brasiliano Falcao e il Napoli ottenne i servigi dell’elegante olandese Krol (buoni anche l’austriaco Prohaska per l’Inter, l’argentino  Daniel Bertoni per la Fiorentina e l’irlandese Brady per la Juve), arrivarono anche onesti lavoratori del pallone come il torinista Van de Korput e il tedesco Neumann per l’Udinese, unitamente allo sconosciuto attaccante argentino Elio Sergio Fortunato per il Perugia e al più noto degli ignoti, ovvero Luis Silvio Danuello, presunto attaccante brasiliano della Pistoiese. E il Milan? Beh il Milan era in B per illecito e non poteva tesserare nessuno. L’anno seguente, tornato in A, prese uno scozzese, lo squalo Jordan, che in B ce lo riportò senza neanche bisogno degli illeciti. Il Cagliari, come l’Ascoli, il Brescia, il Catanzaro e il Como, preferì il prodotto indigeno, il cui elemento più rappresentativo venne personificato nell’esordiente Sandrino Loi, centrocampista-libero per il quale facevano un tifo d’inferno tutti coloro che lo avevano avuto come compagno nelle giovanili rossoblù (ed io in ultima fila tra quelli). Loi quell’anno debuttò proprio alla prima giornata nell’1-1 casalingo con la Juve sostituendo a un quarto d’ora dalla fine il mediano Tavola che era giunto in estate dalla Juve insieme alla meteora Ricci e al prestito del redivivo Virdis. Sandrino l’anno prima aveva giocato sempre in prestito nel Carbonia, in serie D, insieme al portiere Roberto Dore, e passare dai duelli con i giocatori dell’Isili a quelli con Causio, Tardelli e Bettega un po’ gli cambiava la prospettiva. Ciononostante alla fine del torneo Loi mise assieme 21 partite su 30, solo una meno di Virdis, e ancor oggi che è rimasto al Cagliari come tecnico delle giovanili rossoblù, può dire di essere stato uno dei protagonisti di quella splendida impresa che vide i rossoblù mostrare un calcio piacevolissimo. Grazie ai piedi buoni del regista Marchetti, del vecchio libero Brugnera, del promettente Pino Bellini; al dinamismo di Quagliozzi e Osellame, al tridente offensivo Virdis-Selvaggi-Piras, e a una difesa in cui Lamagni e Azzali proteggevano ringhiando il portiere Corti. L’altra impresa, pur anch’essa piuttosto datata (1992-93), è sicuramente più viva nei ricordi degli attuali quarantenni. Il Cagliari di Carletto Mazzone  e dell’esordiente presidente Cellino impose lo 0-0 a quella macchina da gol che doveva essere la Juve del secondo Trap. C’erano i due BaggioMoellerVialli, Ravanelli, Di Canio e Casiraghi. Ma Ielpo corse pochi pericoli e Matteoli e Francescoli ne costruirono più di uno per Rampulla che quel giorno sostituiva Peruzzi. Quel Cagliari con Moriero e Pusceddu che volavano sulle fasce, Cappioli a centrocampo e un giovane Oliveira in attacco, sarebbe arrivato dopo 21 anni in Europa, impresa da allora mai più centrata. Capito perché affrontare la Juventus alla prima sarà bellissimo?

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