C’è la paura di annunciare un altro ultratrentenne. Ma Peluso merita le attenzioni

 

C’è  da spostare una macchina, cantava lo scatenato Salvi negli anni Ottanta. C’è da sfoltire la rosa, rivede il refrain trent’anni dopo Giulini. E forse per questo motivo, unitamente al timore che il suo gruppo possa essere preso ad esempio fra gli studiosi di gerontologia, che il presidente del Cagliari tarda ad annunciare l’acquisto del prossimo esterno sinistro basso. Già perché Federico Peluso, per il quale c’è da tempo l’ok di tutti, sarebbe l’ennesimo ultratrentenne fra gli acquisti estivi. Compirà 34 anni nel prossimo mese di gennaio. E’ peraltro l’unica, seppur non indifferente, controindicazione per questo ragazzo che ha dimostrato di essere un signor professionista partendo dal nulla e arrivando anche a vestire la maglia della nazionale, nonché quella della Juventus. Tra l’altro il suo arrivo dal Sassuolo avrebbe anche un risvolto familiare essendo la moglie, l’imprenditrice Sara Piccinini, algherese. Vediamolo allora da più vicino questo ragazzo mancino benvoluto e ben conosciuto da tutti, in particolare dal diesse Rossi che l’ha avuto sia nella Juve che a Sassuolo, e soprattutto da Padoin, compagno di mille partite, che si appresta a raggiungere per la terza volta dopo averci giocato assieme quattro stagioni nell’Atalanta e due nella Juve. Si parlava dei due scudetti vinti in bianconero (un record visto che a Torino ci ha giocato… un anno e mezzo) e delle 3 presenze in azzurro ai tempi di Prandelli (debutto con l’Inghilterra, poi ha giocato contro Bulgaria e Malta, partita bagnata addirittura da un gol), ma pochi sanno che a 17 anni Peluso e il suo compagno Iacopo La Rocca alle soglie della Primavera vennero lasciati liberi dalla Lazio e presero la decisione tutt’altro che semplice di ricominciare  dalle giovanili della Pro Vercelli, squadra di grandi tradizioni, con 7 scudetti in bacheca, ma che all’epoca militava in C2. Oggi dopo tanti anni i due possono dire di aver fatto la scelta giusta. Già perché lo stesso La Rocca, girovago del mondo pallonaro, dopo qualche anno in C2, vinse la B svizzera col Bellinzona, militò nel più glorioso Grasshoppers e poi volò fino all’Australia per sollevare in cielo la coppa dei campioni d’Asia col Sydney e quella del campionato con l’Adelaide, prima di ottenere un nuovo ingaggio proprio una settimana fa al Melbourne. Ma torniamo a Peluso che a 17 anni debutta in C2 e nelle due stagioni successive non diventa titolare ma finisce nel taccuino di molti osservatori e non ancora ventenne viene acquistato dalla Ternana in B. E’ un periodo importante quello vercellese, a credere in lui e in altri giovani che portano i nomi di Federico Marchetti (il portiere che dopo La disoccupazione troverà il Cagliari, La Lazio e la nazionale) e di Cristiano è il direttore generale Sandro Turotti che anni dopo se li porterà tutti all’Albinoleffe di Mondonico, dove sfioreranno, per l’unica volta nella storia della società, la promozione in serie A perdendo solo la finalissima dei play off con il Lecce (in semifinale era stato decisivo per il passaggio del turno proprio un gol di Peluso contro il Brescia). A Terni il mancino romano compie il primo salto di qualità giocando titolare per due stagioni (con lui muove i primi passi un altro romano bocciato dalle società romane, Candreva) e meritandosi la conferma nella cadetteria proprio con la rivelazione lombarda. Gli basta un anno ben giocato con l’Albinoleffe per avere richieste in A, ma qualcosa non quadra negli accordi economici e così nella stagione 2009-10 resta di fatto fuori dai giochi fino a gennaio. Curiosamente in quello stesso periodo gioca poco un altro che in serie A diventerà titolare, ovvero Marco Sau, per il quale l’allenatore Madonna di certo non stravede. A gennaio però si concretizza lo scambio con l’Atalanta e non è cosa facile se si pensa che i rapporti fra le due società sono storicamente poco cordiali. Dopo un mesetto di apprendistato Delneri lo fa debuttare in serie A, ma la tripletta di Pippo Inzaghi nel 3-0 subito col Milan gli toglie il sorriso. E’ qui che il suo destino si incrocia per la prima volta con quello di Padoin, nonché con Cigarini. Gioca solo 8 volte ma si merita la conferma, anche se la stagione successiva non inizia nel migliore dei modi. Per sfortuna di Peluso infatti alla guida della squadra arriva Gregucci, che stava nel settore giovanile della Lazio quando venne bocciato. Come è, come non è, nelle cinque partite della infelice gestione Gregucci che viene presto esonerato per mancanza di risultati, Federico gioca solo 6 minuti, ironia della sorte proprio contro la Lazio. Ma le cose cambiano con l’arrivo di Antonio Conte che lo impiega subito titolare nel debutto col Chievo. E’ però una stagione in cui a Bergamo ne succedono di tutti i colori perché dopo 13 partite nonostante la media di un punto per gara salta anche il futuro Ct della nazionale a favore  di Bortolo Mutti, che nel vivaio bergamasco ci era cresciuto da centravanti ma che ora da tecnico è in fase calante e a fine anno non riesce a evitare la retrocessione. Il ritorno alla cadetteria consente però a Peluso di completare la sua maturazione e con Colantuono in panchina l’Atalanta vince subito il campionato e si piazza al 12° posto l’anno dopo al ritorno in A. Il mancino ormai è sulla bocca di tutti; gioca in entrambe le annate 33 partite segnando un gol a stagione e il gennaio del 2013 finisce alla Juventus per 4,8 milioni dove raggiunge ancora il vecchio amico Padoin che a Torino l’aveva preceduto di qualche mese. Inutile dire che entrambi finiscono in bianconero su richiesta di Conte. Poco prima corona ancora all’Atalanta il sogno di ogni calciatore. Il ct Prandelli che a Bergamo è cresciuto, per quell’ambiente ha sempre un occhio di riguardo, e gli regala il debutto in azzurro.. Ironia della sorte l’unico gol con i campioni d’Italia lo realizza proprio al Sassuolo di Di Francesco che nell’estate del 2014 lo acquista per 4, 5 milioni. I tre anni in Emilia (debutto nell’1-1 contro il Cagliari di Zeman) sono ricchi di soddisfazioni perché per la prima volta la compagine del patron Squinzi conquista anche l’accesso all’Europa League. Ora però anche questa esperienza è finita, c’è un volo per la Sardegna che l’attende. Vecchietti permettendo.

 

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