L’Italia coccola Zappacosta: anche Rastelli ha contribuito alla sua crescita

Più o meno tutti gli osservatori sono stati concordi nel definire il laterale destro basso (ma non era più sintetico il termine fluidificante di una volta?) Zappacosta come uno dei migliori in campo nella nazionale azzurra che ha battuto per 1-0 l’Israele. Perché dal suo ingresso, nella ripresa, ha tratto beneficio la manovra della squadra sulla fascia destra, liberando la tecnica di Candreva. Che in combinazione con lo stesso Zappacosta ha messo in mezzo all’area di rigore qualcosa come sei o sette palloni pericolosi, su uno dei quali Immobile non ha potuto esimersi dal segnare il gol vincente. Mi piace soffermarmi oggi su Zappacosta che al di là della prestazione di ieri sera è l’uomo del momento essendo stato trasferito nelle ultime ore di mercato dal Torino al Chelsea per la cifra non indifferente di 28 milioni di euro (25 più bonus). Perché nel calcio se si attua una giusta politica di valorizzazione, i risultati si possono ottenere anche quando le premesse non sembrano le più incoraggianti. E per valorizzare i giovani e portarli a livelli di prim’ordine non è necessario che siano dei fuoriclasse in senso stretto. Quante volte vedendo dei bambini giocare (oggi nelle scuole calcio li chiamano Piccoli Amici) abbiamo sentito dire: quello è un fenomeno! Perché aveva una buona tecnica individuale, perché stoppava in maniera naturale i palloni apparentemente meno addomesticabili, o perché in una partitina sapeva vedere subito il compagnetto meglio piazzato e non esitava a servirlo. Tutto molto bello, è naturale che simili gesti rubino, come si ama dire, l’occhio. Più difficile è vedere o meglio intravedere, cosa potrà fare il bambino meno dotato tecnicamente da madre natura in prospettiva. Su quali leve spingere perché possa dimostrare un giorno le sue doti. Zappacosta non era certo un predestinato, giocava a Sora, nel basso Lazio quasi ai confini con la Campania, dov’era nato, ma non erano in molti a puntare su di lui. Anche se l’Isola Liri, squadra che lo lanciò in C2 a soli 17 anni, gli aveva dato fiducia. La bravura fu dell’Atalanta che dopo 2 presenze nella stagione dell’esordio e altre 12 nella prima fase del campionato successivo, ruppe gli indugi e per evitare di vederselo soffiare, lo portò sin dal mercato di gennaio nella sua Primavera. Davide aveva 18 anni e appena arrivato a Zingonia capì subito che per lui era stata una grande fortuna. Arrivò a cavallo di due generazioni: quella dei nati nel 91 e 92 che cominciavano ad andare in giro a farsi le ossa (Gabbiadini, Zaza, Sportiello) e quella dei ragazzini terribili del 94 (Caldara, Conti, Gagliardini) e addirittura del 95 (Grassi) che si affacciavano. Davide Zappacosta, classe 1992, in quei sei mesi migliorò molto, ma di certo non era pronto per il grande salto. Al punto che l’Atalanta decise di cederlo in prestito all’Avellino che giocava in C1 (o Lega Pro come già si chiamava). Ma non per un anno solo come avrebbe fatto e come fanno spesso le società miopi, bensì per tre lunghe stagioni. Qui contribuì anche la fortuna di essere finito in una squadra in ascesa, perché grazie anche al tecnico Rastelli che dall’Irpinia prese il trampolino che lo lanciò al Cagliari, l’Avellino vinse il campionato di C1 e due anni dopo arrivò ai play off promozione per la A. Zappacosta, che aveva preceduto il tecnico in Irpinia di un anno, dopo la terza stagione all’Avellino era maturo per il rientro in sede e difatti a Bergamo giocò una trentina di partite segnando 3 reti e prendendo il volo. Oggi se l’Italia si ritrova un giocatore di buon livello lo deve alla lungimiranza e alla pazienza dell’Atalanta che lo scoprì quando nessuno ci credeva, lo sgrezzò aspettando la maturazione e lo lanciò nel grande calcio. Non è da tutti fare questo tipo di lavoro a lunga scadenza. Se si può fare un appunto alla società bergamasca è stato di quello di aver avuto troppa fretta di realizzare. I 3 milioni e mezzo pagati dal Torino per l’acquisto nell’estate di due anni fa sono una bazzecola in confronto ai 28 appena guadagnati dai granata. Ma Cairo quando si tratta di quattrini  evidentemente è più bravo di tutti. E nella circostanza ha approfittato della stima che Antonio Conte nutre per il ragazzo. L’allenatore del Chelsea infatti lo portò nel giro azzurro un anno fa inserendolo nella prima lista dei 30 convocati per gli Europei. E poi l’attuale Ct Ventura che lo ha avuto nel Torino e pur preferendogli talvolta Bruno Peres lo ha fatto debuttare regalandogli finora 5 presenze.

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