Lo strano mercato delle panchine con Oddo e De Zerbi sempre in prima fila

Autunno. Cadono le foglie e saltano le prime panchine. Stavolta è toccato anche al grande Carlo Ancelotti farsi da parte perché, si dice, ai senatori del Bayern Monaco non andava più a genio. Dalle nostre parti si registra finora il fenomeno inverso, e cioè molti tecnici che in altri tempi non sarebbero arrivati probabilmente alla terza giornata del campionato, continuano a rimanere in sella. I presidenti sono diventati più saggi e riflessivi oppure hanno già raggiunto il limite delle spese consentite e non possono permettersi ulteriori ingaggi? Di sicuro Bucchi (Sassuolo), Pecchia (Verona), Juric (Genoa) e Baroni (Benevento), hanno potuto godere del nuovo corso, anche se in queste ore qualcuno sembra destinato a saltare come quello del Genoa. Per il resto, nelle zone nobili, le tre sconfitte subite dal Milan fanno scricchiolare la panchina di Montella (che avrà le sue colpe, ma infinitamente inferiori rispetto a quelle di Fassone e Mirabelli, capaci di scialacquare 200 milioni per una campagna di rafforzamento per lo meno discutibile), mentre la lieta sorpresa è rappresentata da Di Francesco, capace di vincere cinque volte su sei con la Roma. A Cagliari come è ormai consuetudine persiste il processo quotidiano a Rastelli che, è opinione personalissima, dopo i buoni risultati in due anni avrebbe fatto meglio a cercare nuove avventure altrove. Ma non è di Rastelli che voglio parlare ora, bensì dello strano mondo degli allenatori. Avete fatto caso che i cosiddetti affidabili, o comunque gli allenatori più esperti faticano a trovare lavoro? Mazzarri, Reja, Guidolin in primis; poi gli stessi Mandorlini, Iachini, Ballardini e Colantuono sono a casa, anche se nelle prossime ore qualcosa cambierà. In serie B poi non ne parliamo. Cito solo l’esempio più clamoroso: l’anno scorso Cagni prese un Brescia agonizzante salvandolo quando tutti lo davano ormai per spacciato ed è a casa pure lui. E così altri. Al contrario, i soliti nomi che scaldano ogni anno panchine diverse trovano lavoro nonostante flop continui e ripetuti. Anche a Cagliari qualche anno fa successe qualcosa di simile. Per un Diego Lopez che dopo l’esperienza rossoblù ebbe le sue chance con Bologna e Palermo, c’è Pulga scomparso dai radar. Zeman e Zola ne combinarono di tutti i colori nell’anno della retrocessione e da allora non sono mai rimasti fermi. Al contrario Festa che in quella stagione ridiede una dignità a quella squadra facendo benissimo (13 punti in 7 partite), è da un anno fermo dopo un veloce intermezzo a Como. Un po’ quello che è capitato a Bortoluzzi a Palermo l’anno scorso (11 punti in 7 partite). Oggi un allenatore è vincolato al procuratore più o meno in auge. Quelli che hanno preso come agente Moggi (con un termine improprio “il gruppo” Moggi) non hanno mai problemi. Fateci caso, quando una panchina traballa i primi nomi che saltano fuori per la sostituzione sono quelli di Bucchi, Oddo e De Zerbi. Gente con un curriculum modestissimo cui sono state affidate panchine di A con risultati ovviamente disastrosi perché non avevano alcun motivo che potesse portarli ad avere quelle chances. Bucchi l’estate scorsa veniva da un discreto campionato col Perugia, niente di che. Era arrivato in B senza aver vinto nulla nelle categorie inferiori, eppure sia per lui che per i citati Oddo e De Zerbi, non c’era articolo sui giornali o teatrino televisivo in cui non spuntassero i loro nomi per allenare la squadra di turno. Per la cronaca, tornando a Bucchi, che ovviamente in questo momento è fuori dai giochi nel toto panchine, col Sassuolo a parte la scandalosa vittoria di Cagliari (scandalosa per i rossoblù beninteso), ha fatto solo un punto in sei partite! Poi c’è addirittura chi ha fatto carriera per eredità dinastica, cioè Oddo. A Pescara ci è arrivato anni dopo il padre, anche lui allenatore a suo tempo, e anche lui nel giro Moggi . Ha vinto la serie B, d’accordo, ma poi in serie A è stato una frana. Eppure è sempre in pole position per tutte le panchine. Ma il più clamoroso è De Zerbi. Due anni fa a Foggia, alla guida di una corazzata (che infatti avrebbe vinto l’anno dopo il campionato) fallì la promozione dalla C alla B. Uno normale, se fortunato, avrebbe atteso una panchina sempre in C, sperando che gli andasse meglio. Manco per niente. In giro ci mancava poco che il suo nome circolasse per il Real Madrid. Grazie ai suoi potentissimo agente (sempre lo stesso), trova addirittura spazio in A, a Palermo. Direte: ma il Palermo era destinato a retrocedere! Forse, di certo con lui ha tenuto la media di 0,42 punti a partita, contro l’1,57 di Bortoluzzi. Ovvero un divario enorme tra i due. Bene, non bastassero i danni che ha combinato, nel contratto aveva una clausola per cui in caso di esonero il Palermo gli avrebbe dovuto pagare una penale. E a fine estate, quando per i miracoli del bravissimo agente Moggi, stava per firmare in Liga con gli spagnoli del Las Palmas (!), la trattativa è saltata perché De Zerbi deve prima interrompere il contratto col Palermo che gli deve una cifra vicina al milione e mezzo di euro!!! Morale della favola e consiglio ai giovani allenatori in cerca di agenti: rivolgetevi a Moggi, nel vostro mestiere è un numero uno come Raiola o Mendes per i calciatori.

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