Quando Vicini elogiò il giovane Greco

Un lettore giustamente mi rimprovera per non aver ricordato Azeglio Vicini. Riprendo, amplio e correggo parzialmente la risposta frettolosa che gli ho dato su fb. Avevo avuto modo di intervistarlo almeno quattro volte (me ne sono ricordato un’altra), di cui una telefonicamente (cosa impensabile oggi). A Cagliari venne in tribuna per assistere a una gara di cartello del campionato cadetto tra i rossoblù di Ranieri e il Pisa di Simoni. Alla fine del campionato entrambe le formazioni salirono a braccetto in A, ma quel giorno al Sant’Elia i rossoblù vinsero 1-0 e tra i protagonisti ci fu il giovane regista Alfonso Greco che venne elogiato pubblicamente proprio dal Ct. Greco, classe 1969, cresciuto nella Lazio dove aveva già conosciuto la serie A, venne per così dire creato e bruciato dal diesse Carmine Longo, che qualche tempo dopo lo mise nel libro nero per averlo trovato in atteggiamenti per così dire troppo confidenziali con un’amica nei parcheggi dell’aeroporto in attesa dell’imbarco per una trasferta. Il giovane non fu certo fortunato, prima di tutto perché non immaginava di aver parcheggiato proprio lungo l’itinerario del dirigente campano, e poi perché un altro si sarebbe fatto i fatti suoi. Longo invece non fu di quell’avviso e Greco si ritrovò nelle categorie inferiori anche per le conseguenze di un infortunio al ginocchio che lo bloccò sul più bello. Vicini tornò a Cagliari per un’amichevole Italia-Argentina e in conferenza stampa nei giorni che precedettero l’incontro disse che Baggio (alle sue prime convocazioni in azzurro) avrebbe potuto puntare in futuro al Pallone d’oro. Io, che ero tifosissimo di Baggio perche’ l’avevo segnalato a Riva quando era dirigente del Cagliari nell’ottobre 84 (ricordo che la società aveva esonerato o stava per esonerare Veneranda) quando aveva appena debuttato in C nel Vicenza, corsi dalla sala stampa dove Vicini era in conferenza a un’altra saletta dove parlava proprio Baggio. E quando gli comunicai quella dichiarazione del Ct fece un sorriso al tempo stesso sereno e compiaciuto, non meravigliato (infatti poi il Pallone d’oro lo vinse). Intervistai poi Vicini in privato perche’ dovevo scrivere una pagina su Virdis e gli chiesi come mai proprio lui che lo aveva fatto debuttare nella nazionale Juniores e nell’Under 21 non gli avesse mai dato l’onore del’esordio in quella maggiore. Mi rispose che quell’esordio l ‘avrebbe meritato per la carriera ma ormai era vecchio. In effetti solo altri tre centenari del gol in A (lui ne fece 101) non hanno vestito l’azzurro in tutta la storia della nazionale:  Bettini, un laziale che diede il nome alla Bettini Quadraro, società molto conosciuta a livello giovanile; l’interista Armano e dopo Virdis toccò a Nick Amoruso . La risposta era corretta anche se chissà perché ebbi come la sensazione che non ci fosse buon sangue tra i due o per meglio dire grande stima da parte del Ct nei confronti del giocatore originario di Sindia (parere del tutto personale beninteso). Sentii ancora Vicini nella conferenza stampa della sfida con l’Inghilterra che chiuse Italia 90 per la nostra nazionale. Come tutte le finaline per il terzo posto non c’era grande entusiasmo quel giorno al San Nicola di Bari, casa del presidente federale Matarrese. L’Italia era stata eliminata ai rigori dall’Argentina in semifinale per la papera di Zenga sul gol di Caniggia e gli errori dal dischetto di Donadoni e Serena. Nessuno ci credeva dopo che tutto il mondo ci aveva dato favoriti per la vittoria finale. Quel giorno vinse contro la formazione di Robson che al contrario era ormai appagata dopo lo splendido e inaspettato mondiale, il migliore dalla vittoria in casa del 66, grazie anche ai gol di Gary Lineker. Vicini rivendicò in quell’occasione i meriti dei suoi per il bel torneo, ma lasciò in tutti l’impressione di sentirsi un magnifico perdente, visto anche quel che era successo due anni prima all’Europeo. Impressione sbagliata, sicuramente, di lui mi ha parlato più volte e in termini più che lusinghieri Beppe Tomasini, che debuttò in A col Brescia proprio con Vicini allenatore. “Ho avuto solo grandi tecnici – dice spesso Tomas con orgoglio – Vicini, Scopigno e Tommaso Maestrelli che mi volle alla Reggina. Quelli sì che se intendevano”.

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