Quanto mi emozionai nel sentire da Bortoluzzi che Bagatti aveva segnato

L’occasione me la fornisce il suo compleanno, ricordato da Augusto Ditel che ne ha celebrato le lodi in tanti anni di cronache, sia quando giocava che successivamente in panchina. Sergio Bagatti (Olbia 27-2-1949) attaccante (centravanti, secondo l’Album Panini 71-72 dove c’era la sua figurina con la maglia del Lanerossi Vicenza), è uno dei tanti calciatori che ha raccolto molto meno di quel che il suo valore, la sua capacità e la sua professionalità  avrebbero meritato. Eppure le sue piccole grandi soddisfazioni se le è prese, debuttando in serie A a soli 18 anni col Mantova, arrivando appena l’estate seguente addirittura all’Inter dei grandi campionissimi che avevano vinto tutto (Facchetti: Treviglio 1942, Mazzola, Torino 1942,  Corso, San Michele Extra 1941, e compagnia bella). Per poi gonfiare addirittura la rete un paio di volte nella massima serie con la maglia del Vicenza. Il vero rimpianto è stato semmai quello di fermarsi lì, ad appena 23 anni, quando c’era tutto il tempo per raccogliere i frutti delle cose buone che aveva seminato. Ma allora non c’erano i procuratori, si era sballottati di qua e di là, e lui poi in particolare per anni e anni non è mai rimasto due stagioni nella stessa squadra. In quegli anni tanti olbiesi si erano imposti per le loro capacità pedatorie, Gustavo Giagnoni (1932) che col Mantova di Mondino Fabbri era salito dalla serie D alla serie A rimanendovi per ben 5 anni dopo essere emigrato giovanissimo dall’Olbia nel Fabbrico e poi nella Reggiana (ancor piu’ grande la sua carriera da allenatore dove col Toro fu a un passo dallo scudetto e dove per piu’ di un ventennio sedette su molte panchine importanti); Renato Caocci (1943) che diciottenne vinse la serie C con il Cagliari per passare alla Juve dove conobbe l’esordio in serie A a 19 anni, e poi ancora nel Palermo, Genoa ecc. Ma anche altri tre giocatori avevano annusato il grande calcio facendo il grande salto dal Nespoli: Piero Giagnoni (1943), Pelè” Marongiu (1945) e Michele Moro (1949). Quest’ultimo debuttò a 18 anni in rossoblù in serie A nella vittoriosa partita con l’Atalanta lanciato da Ettore Puricelli e giocò anche in Mitropa Cup e nella tourneè nordamericana, mentre gli altri due erano appena transitati nel capoluogo (Il fratello minore di Dionisio e Gustavo Giagnoni, recentemente scomparso, aveva fatto perlomeno due tourneè a distanza di un anno in Sudamerica e nell’America del Nord con il Cagliari-Chicago Mustangs); Gianfranco Marongiu invece senza mai vestire il rossoblù era stato ceduto direttamente dall’Olbia nella penisola in serie C dove si fece apprezzare insieme ai vari Varsi (1940), Hellies (1947), Loviselli (1947) (cresciuti nel Cagliari) e agli stessi Piero Giagnoni e Moro che peraltro giocò con onore anche in B, al pari di Amedeo Fiorillo (Cagliari 1949), anche lui proveniente dalla De Martino del Cagliari anche se cresciuto nella cagliaritana Pacini (dove un anno per motivi di studio transitò anche Marcello Diomedi, Calangianus 1942, il difensore che avrebbe poi vinto la Mitropa Cup e la Coppa Italia con la Fiorentina, e che sarebbe stato l’unico sardo in campo nel giorno in cui il Cagliari battendo il Bari vinse matematicamente lo scudetto). Il ciclo degli olbiesi a Cagliari sarebbe proseguito con Vittorio Petta (Olbia 1952) che proprio nell’anno dello scudetto rossoblù vestì ben 6 volte la maglia numero 11 di Riva (pardon 5, nell’ultima col Varese prese la 9 per lasciare la 11 al maddalenino Cattuogno (1948 o 1950? Si accettano consigli: io propendo per il 48) impegnato ai mondiali del Messico e quindi impossibilitato a giocare il girone finale della Coppa Italia. Petta jr era anche titolare nella nazionale juniores (al suo attivo anche una tripletta con gli azzurrini) che annoverava tra gli altri Copparoni (San Gavino Monreale 1952), il futuro campione del mondo Lele Oriali (Como 1952), Aldo Maldera (Milano 1953) del Milan e Walter Speggiorin (Camisano Vicentino 1952, che la faina Farina, scusate il gioco di parole. vendette a peso d’oro dal Vicenza alla Fiorentina spacciandolo per il nuovo Riva dopo che aveva fatto lo stesso con Vitali). Ma torniamo a Sergio Bagatti. Inutile dire che aver trovato al Mantova una sorta di fratello maggiore come Gustavo Giagnoni sia stato per lui importante. Pur giovanissimo l’allenatore Cadè gli diede anche la gioia del debutto in serie A il 9 dicembre del 1967, quando i virgiliani  ospitarono la Roma di Oronzo Pugliese.  Il trio d’attacco composto anche da Salvemini (futuro allenatore di Empoli e Bari) e Spelta (Lodi 1942, tre anni dopo giocò una buona stagione in A col Catanzaro trasformando tra l’altro un rigore al 90’ contro il Cagliari per l’ennesima bravata di Niccolai che dal limite aveva visto bene di indirizzare un tiro fortissimo all’incrocio dei pali parato in bello stile da Brugnera…) non riuscì a bucare la difesa guidata da Giacomo Losi (Soncino 1935), Robotti (Alessandria 1935) e Cappelli (Barberino Val d’Elsa 1943) davanti al mitico Pizzaballa (Bergamo 1939). Finì 0-0 perché sull’altro versante Corsini (Bergamo 1933-2009), Spanio (Chioggia 1943) Pavinato (Vicenza 1934) e Giagnoni (Olbia 1932) non fecero correre grossi rischi a Bandoni (Ponte a Moriano 1939) annientando i tentativi di  Taccola (Uliveto Terme 1943- Cagliari 1969), Enzo (Cavallino 1946) e Jair (Osasco di San Paolo-Brasile 1940). A  fine stagione Bagatti finisce alla corte dell’Inter in un megascambio che porta in nerazzurro anche il portiere Girardi ( Belfiore 1946) e Salvemini (Molfetta 1942) in cambio dell’altro portiere Barluzzi  (Belluno 1935) e del cartellino completo di  Buoso (Santo Stino di Livenza 1948) e Monaldi (Porto Recanati 1947). In nerazzurro l’allenatore Foni (Udine 1911-Breganzona Svuzzera 1985, campione del mondo con l’Italia nel 34 e nel 38, mai escluso da Pozzo si diceva perché come maestro di tennis andava a villa Torlonia a dare lezioni a Mussolini…) aveva diversi attaccanti. Oltre a Jair (sempre Brasile ma diventato nel frattempo Santo Andrè di San Paolo 1940: meraviglie delll’almanacco Panini) e Domenghini (Lallio 1941) sulle fasce e Mazzola (Torino 1942) al centro, c’era Vastola (San Valentino Torio 1938), che ancora si faceva valere, sia in campionato che in Coppa Italia dove segnava sempre; Bobo Gori (Milano 1946) che  sappiamo bene cosa valesse in quanto a tecnica e che era appena tornato da due buonissimi anni al Vicenza; poi c’era la rivelazione Spadetto (Caerano San Marco 1950), più giovane di un anno rispetto a Bagatti, particolarmente indigesto al Cagliari per aver esordito e messo a segno un gol contro i rossoblù nel 4-0 finale che costituì la peggior uscita in quel campionato per la squadra di Scopigno (fu l’unica sconfitta nel girone d’andata che il Cagliari chiuse come campione d’inverno con 10 vittorie, 4 pareggi e quell’unico ko appunto).  Come se non bastasse, l’Inter doveva riportare a casa il raccomandatissimo Reif (Spinea 1946) figlio del noto giornalista, per cui nel giro di un anno, Bagatti si trovò dalle luci di San Siro (la cui erbetta peraltro non calpestò mai in gare di campionato) a quelle decisamente meno scintillanti dello stadio dei Fiori di  Valdagno nel Marzotto, nella squadra che anni prima aveva lanciato il portiere Anzolin (Valdagno 1938- Valdagno 2017) e che nel frattempo era scesa in C. Come a dire: da Mazzola e Domenghini a Rossetto e Santagiuliana (peraltro ci giocava il giovane terzino Berti (Valdagno 1950) che avrebbe fatto una onesta carriera col Vicenza). La stagione non è fortunata e la squadra retrocede per peggior differenza reti nei confronti del Monfalcone. Bagatti segna 7 reti non sono tante ma sono quasi un terzo dell’asfittico attacco veneto e convincono l’Udinese a prenderlo. Anche i friulani militano in C, ma con ben altre mire. Bagatti ritrova il portiere Miniussi (Trieste 1940- Cervignano del Friuli 2001), che aveva avuto compagno nell’Inter, ci sono ancora gli anziani Giacomini (Udine 1939) e Galeone (Napoli 1941) che di lì a poco cominceranno la carriera di allenatori, Caporale(Moimacco 1947) che giocherà con Bologna, Torino e Napoli arrivando allo scudetto e qualche giovane come Tuttino (Vissandone 1951), Sperotto (Breganze 1950) e Leonarduzzi (Sedegliano 1951)  che troveranno il modo di mettersi in luce. La classifica finale non è esaltante, ma le 10 reti di Bagatti convincono Giussy Farina ad acquistarlo per il Vicenza. Così come all’andata dall’Inter al Marzotto, anche stavolta l’attaccante fa un doppio salto, stavolta inverso, per risalire dalla C alla A. A Vicenza tanto per cambiare il reparto offensivo è ricco: c’è il sempiterno Maraschi (Lodi 1939) che l’anno dopo sbarcherà a Cagliari e quindi continuerà ancora a segnare con la maglia della Sampdoria; il ciglioso e accigliato Turchetto (Cordovado 1944), il sempiterno Ciccolo (Taranto 1940), arretrato spesso a centrocampo, e la numero 7 è di Oscar Damiani, Giuseppe per la Panini (Brescia 1950). Bagatti ritrova Cece Poli (Breganze 1945), conosce l’ex rossoblù De Petri (Udine 1947) e il futuro allenatore dei portieri rossoblù Bardin (Schio 1944). Ma più di tutti ammira le genialate di Ezio Vendrame (Casarsa della Delizia 1947). L’allenatore Menti lo tiene per un po’ in naftalina, poi gli dà spazio, o meglio è Sergio che se lo conquista. Personalmente dopo aver scoperto dall’album delle figurine che è uno dei nostri, faccio un tifo sfegatato per lui e quando il giorno prima del mio undicesimo compleanno il Torino di Gustavo Giagnoni sbanca il Sant’Elia con Bui e Pulici, l’unica consolazione arriva da Tutto il calcio minuto per minuto, quando Roberto Bortoluzzi  (immagino la domanda, ma anno e luogo di nascita vale solo per i calciatori please, se notate in alto neppure per Augusto Ditel che pure so essere un Olbia 1951) dallo studio annuncia il punteggio e i marcatori nei campi non collegati: “A Bologna, primo tempo, Bologna 0 Vicenza 1: la rete al 29’di  Bagatti!”. La partita finirà 3-2 per gli emiliani, ma quell’emozione ancora me la ricordo. Così come andai fiero dell’altro gol di Bagatti in serie A: scelse il San Paolo per agguantare il vantaggio del Napoli di Altafini (Piracicaba 1938) – Segnò all’80’ e chissenefrega se tra i pali non c’era Zoff (Mariano del Friuli 1942, il suo compleanno è fra poche ore) infortunato ma il secondo, il rarissimo (nelle figurine) Marcello Trevisan (Montecchio Maggiore ,come Biasiolo, 1942).  La carriera proseguì ma quello che volevo raccontare l’ho detto adesso. Ci tenevo. Grazie Sergio e ancora auguroni!!!

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