Enzo Molinas, Ermanno Iaci, Silvio Fadda e Giacomo Crosa alle 13,25 su Radio Sardegna

Decimo appuntamento oggi alle 13,25 su Radio Sardegna con S.P.O.R.T. (storie, personaggi, olimpionici, record e trofei). Ospiti della puntata due grandi benemeriti del movimento sportivo isolano degli ultimi 40 anni come Enzo Molinas (nel suo caso anche oltre i 50) ed Ermanno Iaci. Per parlarcene sentiremo anche due loro amici di vecchia data: il dottor Silvio Fadda, per 14 anni medico sociale del Cagliari calcio insieme a Molinas che in quel periodo era il preparatore atletico della squadra, e il giornalista ed ex olimpionico del salto in alto Giacomo Crosa, che con Iaci diventò maestro dello sport dopo aver frequentato per due anni di corso al Coni di Roma

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L’inferno e il purgatorio: viaggio del Cagliari che ritrova Cragno e le punte

Lo stadio provvisorio continua a essere generoso con le rivali del Cagliari, ma oggi se c’è una squadra che deve far festa per il pareggio è proprio quella rossoblù. Per aver saputo riagguantare la Sampdoria dopo il terribile uno-due firmato dalla premiata ditta Ramirez-Quagliarella (il primo a inventare assist, il bomber a trasformarli in rete) in neanche venti minuti di gioco, e aver chiuso la rimonta propiziata dal solito errore di Viviano, riuscito nell’impresa titanica di far segnare Farias addirittura di schiena grazie a un rinvio sbagliato. La vena natalizia doriana si è concretizzata appena quattro minuti dopo quando Silvestre è rimasto fermo su un cross di Ionita, consentendo così a Pavoletti di realizzare il pareggio. A quel punto la Samp si è risvegliata dal torpore, ha ripreso in mano le redini del gioco, ma non è più riuscita a far breccia dalle parti del ritrovato Cragno. Gara contraddistinta da alcuni errori marchiani dei due tecnici. Per fortuna di Lopez ci hanno pensato gli infortuni a risistemare lo scacchiere nel modo migliore. Prima dell’inizio Rafael reduce dalla papera di Bologna, alza bandiera bianca e dal cilindro spunta fuori il miglior Cragno di sempre. Tre interventi decisivi, soprattutto quello su Torreira che avrebbe portato allo 0-3 chiudendo l’incontro già al 24’ del primo. Poi un altro volo sullo scatenato Ramirez (che bel giocatore, per niente tutelato dall’arbitro quando ha subito non meno di tre falli da ammonizione e Pasqua è rimasto a guardare). Infine, all’ultimo minuto il portiere ha salvato il pari sul solito Quagliarella. Lopez ha perso subito Ceppitelli sostituito da Pisacane, quindi al 33’ ha dovuto fare a meno del positivo Faragò, rilevato da Van Der Wiel che come vedremo ha fatto la sua parte. E ancora prima dell’intervallo si è fermato Dessena. Il cui ingresso dall’inizio, del tutto ingiustificato visto il rendimento deficitario del capitano in questa stagione, aveva di fatto costretto il Cagliari a giocare con un uomo in meno. Colpa del ritmo insufficiente del giocatore che lo costringeva a boccheggiare ogni qualvolta entrava in possesso del pallone, col risultato di consegnarlo sistematicamente agli avversari. Di contro Giampaolo, che sta guidando magnificamente la sua squadra attestata dieci punti sopra i rossoblù, stasera ha la sua buona dose di colpe da farsi perdonare. In primis per la posizione in campo di Zapata, relegato dalle parti della bandierina e quindi impossibilitato a fornire il meglio del suo repertorio, notoriamente quando gioca sottorete e sigla con regolarità cronometrica. L’ex tecnico rossoblù poi non ha approfittato minimamente dell’ingresso di Van der Wiel che avrebbe potuto dare alla Sampdoria una prateria sulla fascia di competenza dell’olandese. Pur sapendo che lo stesso soffre di mancanza di ritmo, motivo per cui non gioca mai, Giampaolo non ha minimamente cercato di contrapporgli qualcuno che nella fascia potesse puntarlo, limitandosi a lasciare Murru in difesa ad aspettarlo. E senza avversari Van der Wiel, che ha un buon piede destro, ne ha approfittato per mettere nel mezzo diversi palloni invitanti per la testa di Pavoletti. L’allenatore doriano ha poi chiuso la serata storta facendo uscire il migliore in campo, ovvero Gaston Ramirez, quando mancavano ancora più di venti minuti e l’uruguaiano stava imperversando. Alla fine il Cagliari può dirsi soddisfatto per un pareggio interno che in altri tempi avrebbe fatto storcere il muso. E anche per aver ritrovato i gol degli attaccanti. Di testa o di schiena sono sempre benedetti.

 

A Radio Sardegna Meo Sacchetti e Claudio Velluti raccontano gli scudetti sardi nel basket

Nono appuntamento con S.p.o.r.t. (storie, personaggi olimpionici, record e trofei) oggi alle 13,25 su Radio Sardegna Rai 1 subito dopo il Gr nazionale. Ospiti della puntata Meo Sacchetti, coach della nazionale di basket che rievocherà il ciclo favoloso della Dinamo Banco di Sardegna con le vittorie dello scudetto, di due Coppe Italia e una Supercoppa; Claudio Velluti, cagliaritano, uno dei pochissimi in tutto il panorama sportivo italiano ad aver vestito la maglia azzurra in due sport diversi (salto in alto e basket), capace di portare in Sardegna i primi due  scudetti vinti con le mitiche scarpette rosse del Simmenthal Milano negli anni Sessanta; Giuseppe Pirisi, storica bandiera della Dinamo nell’era Milia e successivamente determinante nell’arrivo di Sacchetti a Sassari, che traccerà il profilo dei presidenti Milia, Mele e Sardara; Massimo Chessa, l’unico profeta in patria se consideriamo i più grandi successi di squadra ottenuti in Sardegna, ovvero gli scudetti del Cagliari calcio e della Dinamo Banco di Sardegna; Beppe Muscas, trait d’union tra il Brill che seppe sconfiggere gli squadroni Ignis e Simmenthal e quell’Esperia che sapeva anche vincere i derby a Sassari; Roberto Sanna, giornalista della Nuova Sardegna e storico della società cestistica sassarese che racconta come funzionava quello splendido mosaico chiamato Banco, capace di dettare legge ovunque.

Cagliari: buon pareggio o un’occasione sprecata?

Prima o poi doveva succedere che il Cagliari pareggiasse. Dopo nove mesi è capitato a Bologna, contro un avversario non trascendentale, i cui 21 punti e il settimo posto in classifica dimostrano quanto il livello del nostro campionato non sia proprio ai suoi massimi storici. Peccato, perché il sapore di questa spartizione della posta in palio è piuttosto amaro per i rossoblù. Vincendo sarebbero saliti a 18 punti, a due sole lunghezze da Atalanta, Chievo e Torino, invece sono rimasti a 16 e le lunghezze dalle tre formazioni attestate al 10° posto sono quattro.Il rammarico deriva dal fatto che il vantaggio ottenuto a pochi minuti dal riposo con Joao Pedro, è stato tenuto per oltre 35 minuti della ripresa. E se è vero che prima del pareggio di Destro il Bologna qualche pericolo lo aveva creato senza successo grazie anche agli interventi di Rafael, lo stesso portiere è stato complice dell’1-1 con un’uscita fuori tempo che ha consentito all’avversario di segnare di testa nell’area piccola, notoriamente terra dei portieri. La vendetta di Lopez, che dal Bologna era stato esonerato immeritatamente tre stagioni fa col traguardo della promozione vicino, si è così fermata a metà.Colpa anche di tre occasioni piuttosto nitide sciupate dai suoi uomini. Lo stesso Joao Pedro aveva infatti deviato fuori in apertura da pochi passi, ma soprattutto Ionita e Pavoletti hanno avuto il torto di non aver chiuso i conti quando hanno avuto la palla del 2-0 e non l’hanno sfruttata (mister 12 milioni per la verità un’altra palla gol l’ha avuta anche dopo il pari con esito purtroppo identico alla precedente). Si dirà che un punto fuori casa non si butta mai via, ma l’idea di aver perso una buona occasione per bissare Udine rimane.Resta una certezza di cui i tifosi del Cagliari avrebbero fatto volentieri a meno: quando Destro è in crisi basta che incontri i rossoblù isolani per rimettersi in carreggiata. Quest’anno al Dall’Ara non aveva ancora segnato e per di più stava per essere sostituito quando Rafael gli ha detto di riprovarci. Quando si dice il destino cinico e baro: che un Destro giochi un tiro mancino è davvero paradossale!

 

E’ troppo chiedere presidenti appassionati che vogliono vincere anche in coppa?

E’ troppo chiedere presidenti appassionati di calcio e non di introiti? E’ giusto che dai tempi della precedente gestione e per i tre anni e mezzo di questa il Cagliari debba essere regolarmente eliminato dalla Coppa Italia perché a passare i turni non si guadagna nulla o quasi? E lo sport dove lo mettiamo, la voglia di vincere? Ricordate quando Zeman venne criticato perché in una partita contro il Modena, sempre di coppa, aveva schierato i titolari facendoli stancare nei supplementari? Zeman qui ha fatto più danni della grandine, d’accordo, ma in quell’occasione aveva ragione. Perché se c’è qualcosa in palio non devo cercare di vincere? Lopez non voleva perdere come non vuole perdere nessuno, ma se schieri tutta una squadra di riserve non dai nessun contentino, semplicemente esponi i giocatori a figuracce anche se gli avversari sono di serie C come il Pordenone di oggi che infatti ha vinto 2-1. Per il semplice motivo che quelli che non giocano mai non possono avere il ritmo, “la gamba” come si usa dire. E allora se davvero vuoi recuperarne qualcuno ne metti due, massimo tre, non una squadra senza il ritmo partita. Perché poi quando succede quel che è successo oggi a Cagliari,  che una squadra di serie A perda da una di serie C,  sportivamente parlando è una tragedia o quasi.

Manuela Mascia, Marta Maggetti, Antonello Ciabatti ospiti oggi su Radio Rai Sardegna alle 13,25

Oggi alle 13,25 nuovo appuntamento su Radio 1 Rai Sardegna con la trasmissione S.P.O.R.T. (storie, personaggi, olimpionici, record e trofei). Puntata interamente dedicata al windsurf con ospite la 21 enne campionessa cagliaritana Marta Maggetti, vincitrice di tre mondiali giovanili e due volte campionessa italiana assoluta. Con lei la 6 volte campione del mondo Manuela Mascia, l’atleta più titolata dello sport in Sardegna, moglie di un altro grande campione della disciplina, Klaus Maran. Si parlerà inoltre dei campioni Carlo Ciabatti, di Michele Cittadini e dell’ottimo momento attraversato dalla disciplina in Sardegna. Tra gli ospiti il giornalista della Nuova Sardegna Sergio Casano, il pluri campione italiano negli Hobie Cat 16 Antonello Ciabatti e Elisabetta Nieddu, rispettivamente padre di Carlo e madre di Marta. Nelle altre puntate avevamo sentito Fabrizio Murgia che ci ha raccontato  come sconfisse Yannick Noah e come si portò sul 6-3 1-0 a suo vantaggio contro Ivan Lendl, il  velocista Angelo Cherchi (1951 di Iglesias) che fece mangiare la polvere a Pietro Mennea in una finale dei campionati nazionali juniores di atletica sulla distanza degli 80 metri. I calciatori Marco Dasara (Cagliari 1960), capitano del Cagliari Beretti che vinse il torneo internazionale di Santa Teresa di Gallura battendo tra gli altri anche il Milan capitanato da Franco Baresi; e con lui Angelo Vacca (1953 di Ovodda) anche lui appena diciassettenne quando entrato a pochi minuti dalla fine segnò la rete del clamoroso pareggio della Nuorese contro il Cagliari campione d’Italia che portava lo scudetto sul petto e che era andato in vantaggio ovviamente con Gigi Riva. Nelle puntate precedenti sono stati graditi ospiti il presidente della federazione italiana Tennis Angelo Binaghi, che da giocatore vinse due titoli assoluti tra gli altri e divenne numero 13 nelle classifiche nazionali, il suo ex maestro Luciano Bassotto direttore di una delle migliori scuole tennis d’Europa negli anni settanta, quella del Tc Cagliari che arrivò ad avere oltre mille iscritti. Il campione dell’atletica Filippo Tortu. Classe 1998, nato in Lombardia ma con sangue sardo nelle vene (il papà Salvino è di Tempio e lui stesso appena può torna nell’isola nelle case di famiglia a Tempio e Golfo Aranci), Tortu ha già ottenuto prestigiosi risultati tra gli under 20 come l’oro sui 100 m. ai campionati europei e l’argento ai mondiali. Simpatico, spigliato e spiritoso, ci ha raccontato dei suoi traguardi e della sua famiglia di sportivi. A tesserne le lodi  il grande campione Livio Berruti, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 sui 200, il padre-allenatore Salvino Tortu e i giornalisti Enrico Gaviano della Nuova Sardegna che lo ha seguito dagli esordi, nonché il decano dei giornalisti sportivi Vanni Loriga, vera bibbia dell’atletica, profondo conoscitore delle carriere dei migliori velocisti da Jessie Owens in poi, Berruti e Mennea inclusi. Nella prima puntata avevamo ascoltato gli emozionanti racconti di Paolo Pettinau, (1939) che da nuotatore fu protagonista in una gara dello Stretto di Messina tra gli squali al cospetto del campionissimo Travaglio e del giornalista Carmelo Alfonso che ebbe la felice idea di farlo gareggiare per le Fiamme Oro dove Pettinau ottenne i migliori risultati tra i quali anche un titolo mondiale. Mentre nella seconda puntata era stato il turno del fantino Andrea Atzeni di Nurri (1991), che più volte ha battuto il celeberrimo Franckie Dettori nelle più prestigiose corse di galoppo mondiali. Insieme al cugino Giovanni Tittia Atzeni (1985) vincitore per cinque volte del Palio di Siena. Al terzo appuntamento era stato poi il turno di  Roberto Carta,(1956) icona dell’hockey su prato che detiene il record di scudetti vinti (23) con l’Amsicora e il record dei gol in nazionale. Con lui il tecnico Kiki Aramu, l’ex compagno Giuseppe Loi, il giornalista Marco Capponi. Abbiamo poi conosciuto meglio Alessia Orro (1998), la pallavolista partita da Narbolia per arrivare alla nazionale dopo aver conquistato una medaglia d’oro ai campionati del mondo juniores. Era stata anche l’occasione per ricordare con Rosanna Baiardo (119 presenze in azzurro, unica sarda in nazionale prima della Orro) le gesta di quest’ultima e per sentire Caterina Orro, madre di Alessia e grande sportiva, prima allenatrice della palleggiatrice della Futura Busto Arsizio.

Icardi è costato solo 1 milione più di Pavoletti: quando si dice la competenza

La iniqua spartizione dei diritti televisivi fra le società è alla base della enorme differenza di potenzialità fra le grandi e le provinciali che partecipano alla serie A del calcio italiano. Dal che ne consegue che molte partite fra le squadre di seconda fascia sono di livello inferiore, molto vicino a quello della serie cadetta. Non si capisce francamente perché i presidenti di provincia non trovino il modo di ottenere che la ripartizione degli introiti venga equiparata a quella in atto in Premier League e Bundesliga, tanto per fare degli esempi concreti. Basterebbe minacciare uno sciopero col blocco delle partite per poi vedere se Juve, Inter, Napoli, Milan e Roma riuscirebbero a prendere tanti soldi giocando esclusivamente fra di loro. Ma, detto questo e stando così le cose, le società di provincia hanno un’unica arma per competere con i colossi: la competenza. C’è poco da fare, bisogna essere più bravi a saper individuare i giocatori validi, a intuirne le loro capacità quando non sono state ancora espresse compiutamente. A valorizzare le promesse, sfruttarne finché è possibile il loro valore, e poi realizzare cessioni così remunerative da colmare quel gap, in modo da autofinanziarsi e rimanere sempre ai vertici del calcio. A Cagliari la partita con l’Inter ha dimostrato l’esatto contrario. La differenza di valori fra Icardi e Pavoletti credo sia stata solare. Pavoletti ha segnato un bel gol, ma il peso specifico di quella rete sullo 0-2 era di gran lunga inferiore all’occasione fallita dallo stesso attaccante sullo 0-0. Icardi al contrario è stato implacabile quando è servito, e del resto i suoi 96 gol in serie A a 24 anni qualche cosa vorranno pur dire. Si obietterà che Il Cagliari non può sperare di avere giocatori del valore di Icardi, e siamo d’accordo. Ma fino a un certo punto. Se andiamo a vedere quanto è stato pagato il cartellino di Pavoletti al Napoli scopriamo che il totale delle voci raggiunge i 12 milioni. Molti non sanno però che solo quattro anni fa l’Inter acquistò dalla Sampdoria Icardi spendendo complessivamente 13 milioni. E che la stessa Sampdoria aveva acquistato precedentemente l’argentino per 325 mila euro in totale (25mila per il prestito e 300mila per il riscatto) dal Barcellona, per poi avere quella plusvalenza di 12 milioni e 650mila euro in appena due anni, dopo averlo fatto esordire (ovviamente con gol) in B e dopo avergli fatto realizzare 10 reti al primo anno di A. Ora nessuno dice Pavoletti non sarà utile alla causa rossoblù, ha segnato tre gol e altri ne farà magari importanti come quello al Benevento, ma quando si vede che tra il suo acquisto e quello di Icardi balla un solo milione di differenza, un po’ di rabbia viene.