Cossu fa tornare il sorriso al Cagliari: Palermo battuto ai rigori

Finalmente Cagliari. La vittoria col Palermo , seppure ai rigori (5-3 dopo l’1-1) non e’ importante solo per ribadire le gerarchie fra i rossoblu e i rosanero che sono scesi nella categoria inferiore, ma serve per riportare la tranquillita’ in un ambiente che con i risultati negativi sicuramente non poteva divertirsi. Curioso come a segnare il gol decisivo dal dischetto sia stato Andrea Cossu, uno dei giocatori piu amati dai tifosi rossoblu. A sbloccare la situazione al 46′ di un primo tempo sonnacchioso e infinitamente lungo, è stata una pregevole giocata di Barella che dal limite ha liberato sulla sinistra Joao Pedro per la conclusione a rientrare rasoterra sulla quale non e’ arrivato Posavec. Pur considerato che siamo in un periodo in cui si e’ alla ricerca della migliore condizione, si attende qualcosa di più dalla regia di Cigarini, il cui scarso dinamismo spesso lo ha costretto a liberarsi in fretta del pallone con passaggetti scontati di pochi metri per il costante arrivo di un avversario. Mentre Jonita e’ sembrato già in forma campionato (almeno per i primi 70′), hanno faticato a trovare la posizione lo stesso match winner Joao Pedro e Farias. Quest’ultimo ha avuto il grande merito di dare a Farago’ un pallone bellissimo per il raddoppio, ad inizio ripresa, ma l’ex novarese, che ha poi regalato ad Aalesami la palla dell’assist per il facile pareggio di Lagumina, ha sbagliato da pochi passi. Dopo il pareggio il Palermo di Tedino grazie anche ai nuovi innesti (Gnahore oltre allo stesso Lagumina) ha mostrato piacevoli trame di gioco dopo un primo tempo tutto votato alla difensiva. Rastelli a 12′ dalla fine ha inserito allora Sau al posto di Joao Pedro e all’83 Cop per Borriello. Ma nulla e’ cambiato e le squadre sono andate ai supplementari. Il tecnico evidentemente non considera molto Cossu se aspetta sino al minuto 101 per metterlo in campo. E non al posto dello spento Cigarini per evitare evidentemente pericolosi dualismi, ma in luogo di Jonita. Le emozioni comunque non abbondano. Nel primo tempo supplementare Cragno respinge in mezzo all’area una punizione di Jajalo e nel secondo Posavec dice no a un tiro di Farias che sembrava ormai destinato in rete. Si va ai rigori. Sbaglia Jajalo, Cigarini-gol, parata di Cragno su Aleesami, Cop-gol, Struna-gol, Sau-gol, La Gumina-gol, Cossu-gol. Prossimo turno: a novembre il Cagliari ricevera’ il Pordenone.

 

Ventura al 2020: speriamo che col contratto non si allunghi l’agonia

Sicuramente il presidente della Figc Tavecchio non e’ scaramantico. Perche’ prolungare il contratto del ct azzurro Ventura con una qualificazione al mondiale ancora in ballo non e’ solo “un segno di grande fiducia” come ha dichiarato la volpe genovese, ma quantomeno una mossa azzardata. Dio non voglia, ma immaginiamo per un attimo la catastrofe calcistica, ovvero l ‘italia che per la seconda volta nella  storia non si qualifica per la piu’ prestigiosa vetrina mondiale del calcio. Con quale faccia il pelato di Cornigliano potrebbe ripresentarsi nelle vesti di ct? Probabilmente, memore di cio’ che successe a Edmondo Fabbri dopo la Corea del Nord nel 66, verrebbe investito dai cori sbeffeggianti in tutti gli stadi d’Italia seppur tornando ad allenare squadre di club. E come se non bastasse il danno di aver ripetuto lo sconquasso del 58 con l’Irlanda del Nord, al nostro capitano di ventura la federazione dovrebbe poi pagare lo stipendio fino al 2020? Siamo un paese ben strano, indubbiamente, tanto più che l’evento per noi piu negativo statisticamenteavrebbe la meta’ delle possibilita’ di realizzarsi se non andiamo prima a vincere in Spagna. Uno spareggio secco con un allenatore che in carriera ha mostrato spesso cedimenti nervosi quando sottoposto a stress non credo che vedrebbe l’Italia favorita. Anche perche’ nel caso e’ escluso che l’avversario possa chiamarsi San Marino o Andorra. Ma a ben vedere e’ stato strano sin dall’inizio questo rapporto tra la nazionale e l’ex allenatore del Torino. Con quel pedigree senza un trofeo vinto in 35 anni di carriera erano almeno dieci i suoi colleghi che potevano vantare ambizioni superiori per guidare la Nazionale. Giusto per rimanere nei nostri  confini. Ma c’e’ un’altra chiave di lettura da ipotizzare. Vuoi vedere
che Tavecchio l’ha scelto e continua a puntare su di lui perche’ dopo le accuse di razzismo vuole darci a bere di essere dalla parte degli ultimi? Non se la prenda mister, e’ solo una battuta. Anche se quella qualificazione…

 

Le durissime accuse di Cellino a Giulini su Fluorsid e sul Cagliari

In 22 anni di presidenza ho avuto con Massimo Cellino dei rapporti mai piatti, spesso indirizzati alla burrasca, ma anche improntati a una stima di fondo che me lo ha spesso reso simpatico. Non solo quando in tre diverse occasioni mi chiese di entrare nel Cagliari (e non come addetto stampa ma come diesse: prima come vice di Sandro Vitali, poi subito dopo Manfredonia al fianco di Serra, quindi da solo quando poi chiamò Pederzoli), ma anche quando non ci andai leggero con un pezzo scritto per aver visto negato l’ingresso allo stadio dei redattori del mio giornale (mi presi in quell’occasione l’unica querela della mia vita che poi elegantemente ritiro’) e in un’altra occasione, come mi avrebbe poi confessato a giochi fatti, per avermi fatto saltare un contratto di assunzione gia’ fatta con un quotidiano sportivo nazionale “perché’ il nostro allenatore non parla con lei”. Per mia sVentura fu l’unico tecnico con cui ho avuto dei problemi in oltre trent’anni di professione. Detto questo e sottolineato come il nuovo proprietario del Brescia quando vuole sa regalare titoli mitici ai suoi intervistatori, non posso che complimentarmi col vecchio bucaniere e collega Franco Ligas per avergli fatto dire alcune cose inedite e che a mio avviso meritano sottolineatura. Intanto finalmente Cellino ha ammesso candidamente che se un presidente entra nel mondo del calcio non e’ solo per cercare il risultato sportivo ma anche per guadagnarci. Lo sanno tutti, ma nessuno dei padroni del calcio lo ammette mai. Poi mi sembra molto diretta ma anche fondata l’accusa al suo successore Giulini sulla gestione attuale della barca rossoblu. A parte Barella che viene dalla gestione precedente non c’e’ un giocatore che possa avere mercato perche’ quasi tutti vengono acquistati in eta’ matura e quindi non piu’ vendibili. Ma ancora piu’ grave e’ la gestione del settore giovanile che viene fatta con criteri discutibili. “Portare in Sardegna ragazzi di 15-16 anni strappandoli alle proprie famiglie non ha senso. Con Matteoli facemmo un bel lavoro coi ragazzi locali, ora il settore giovanile non esiste piu”. Un diretto in pieno volto al responsabile Mario Beretta, seppur mai nominato nel pezzo, e un riconoscimento al vecchio capitano che nel suo mandato ha fatto esordire oltre 50 sardi sul centinaio che ha debuttato nei 37 tornei di serie A con la maglia rossoblù. Non a caso oggi Matteoli lavora per l’inter. Cellino non ha risparmiato il suo successore pur senza fare nomi e cognomi neanche sull’inchiesta della magistratura per la vicenda Fluorsid, indagata per disastro ambientale “Il Cagliari è e sarà sempre la mia squadra. Non inquinavo abbastanza forse. Povera Sardegna mia”. E c’e’ da credere che questa frase avra’ delle ripercussioni fra gli interessati. Quello che la pur ottima intervista non dice è il motivo per cui i rapporti tra Cellino e Giulini si sono bruscamente interrotti. Potrebbe c’entrare qualcosa la vicenda del vecchio contenzioso tra Massimo Cellino (in qualità di presidente del Cagliari) e il Comune di Cagliari sullo stadio, contenzioso per cui la società ora presieduta da Tommaso Giulini ha transato con il comune di Cagliari ottenendo una cifra vicina ai due milioni di euro?

Cellino ricomincia da Brescia: tutti felici, Boscaglia un po’ meno

Non ha parlato perche’ la notizia e’ uscita il 4 e tutti sanno che il suo numero fortunato e’ il 5. Dopo tre anni di lontananza Massimo Cellino torna al timone di una squadra italiana. L’interregno di Leeds, inutile negarlo, gli aveva lasciato l’amaro in bocca. Anche se nessuno tra i detrattori albionici ha potuto negare che almeno sotto il profilo del bilancio la situazione degli eredi di Cantona e’ sensibilmente migliorata. Il Brescia l’ aveva puntato da mesi perche’ nel cda delle rondinelle c’ e’ l’avvocato Ghirardi che lui a Cagliari aveva fatto vicepresidente in uno dei periodi di turbolenza. Per la verita’ l’ ex presidente rossoblu si era lasciato tentare anche dal suo amico Preziosi per rilevare il Genoa, ma gli basto’ leggere qualche ingaggio (“600mila euro netti ad un allenatore esordiente? Non scherziamo”) e una situazione debitoria non facile per scappare dopo il primo approccio. Ha preso il Brescia per un tozzo di pane (6,5 milioni piu altri 3 in caso di immediata peomozione), come a dire che solo Coly e Bisoli, per citare due elementi della rosa, in caso di cessione potrebbero fruttare di piu’. Cellino stava per chiudere l’acquisto della societa’ lombarda da mesi, ma il crollo delle rondinelle in classifica e il serio rischio di finire in C gli fece quasi abbandonare il proposito. In qualche modo deve a Cagni, il tecnico subentrato a Brocchi che salvo’ miracolosamente la squadra, questa nuova avventura. Ma Cagni nel frattempo e’ stato sostituito con Boscaglia. Che gode di buone spinte, ma a occhio e croce non durera’ molto.

Neymar eroe di Topolino come Papertotti e Fritticaldi. Poi arriva Gigi

Leggi di lui 995 come migliore posizione in  classifica nel tennis (singolare), 1224 (doppio) e pensi che si potesse applicare un po’ di piu’. Vedi che e’ diventato proprietario della squadra di calcio del Miami e pensi che voglia copiare Cellino. Leggi che nel suo paese e’ un ministro senza portafoglio e ti immagini uno sfigato che per fare colazione al bar deve rimanere ore al bancone in attesa che passi un conoscente e gliela inviti. Insomma tutto potresti pensare di Nasser Al-khelafi ma non certo che sia quel signore che per reagire ad un presunto sgarbo stabilisce il record mondiale di investimenti per l’acquisto di un giocatore. Pare infatti che l’arrivo a Parigi del brasiliano Neymar, sponda Paris st Germain per 222 milioni (quasi 500 tra annessi e connessi) sia solo la reazione isterica al tentativo non riuscito del Barcellona di accaparrarsi un mese fa l’abruzzese Verratti. Questi e’ un regista mai troppo amato dalle nostre parti perche’ ebbe la sfrontatezza (secondo i nostri soloni del calcio) di passare direttamente dai modesti ingaggi dalla serie B del Pescara a quelli faraonici sotto la torre Eyffel. Al-khelaifi che del Psg e’ il proprietario dal 2011 ha tuonato: come osate o infedeli, che la vostra Barca (intesa come Barcellona) affondi. E cosi’ si e’ concretizzato il passaggio piu’ costoso nella storia del calcio. E non dovremo meravigliarci se di qui a poco la Walt Disney dovesse realizzare accanto a Topolino e Paperone il personaggio Neymar. Come avvenne in salsa nostrana per Papertotti e in tempi decisamente piu’ lontani per il campione delle quattro ruote Emerson Fritticaldi. Gia’ perche’ il nostro amico qatariota (che dalle nostre parti possiede mezza Costa Smeralda) ha anche diverse quote nella Walt Disney. Ps. Cosi’ a margine, giusto per soddisfare quella parte di provincialismo che ci identifica. Neymar che ha gia vinto molto arrivo’ a segnare il 35esimo gol in nazionale alla 52a partita. Al nostro Gigi Riva  ne bastarono dieci in meno per raggiungere lo stesso traguardo. Ma non ditelo ad Al-khelafi ci rimarrebbe troppo male. Anche se potrebbe sempre chiedere ad Amelia la strega che ammalia di inventare una pozione per far ringiovanire Rombodituono. Che ovviamente manderebbe l’uno e l’altra a fare in…

 

Perché non avrei confermato Rastelli e al posto suo sarei andato via

Sedici volte il Cagliari aveva fatto meglio dell’11° posto. Considerati i 37 campionati giocati in A fino all’ultimo terminato a fine maggio, e tenuto conto che altre due volte aveva ottenuto lo stesso piazzamento, significa che nelle rimanenti 18 occasioni aveva fatto peggio. Ragion per cui l’allenatore Rastelli sta in perfetta linea di galleggiamento. Ma allora perché è sempre nell’occhio del ciclone? Perché il gradimento  nei suoi confronti rasenta sempre i minimi storici nel tifo rossobù, nonostante la vittoria in carrozza in serie B con tanto di primo posto e la salvezza successiva senza alcun patema? Perché basta una sconfitta in amichevole a Olbia nel mese di luglio per ricominciare con la solita solfa ?(attenzione però, vista dal punto di vista dei bianchi di Bernardo Mereu è un risultato che rimarrà giustamente agli annali). E’ una domanda che mi faccio realmente, nel senso che una risposta precisa non ce l’ho, vado per sensazioni.

Quando mi chiedono cosa penso del tecnico di Torre del Greco trovo sempre argomentazioni positive e negative nel contempo. Gli trovo quella praticità ma anche quella fortuna che aiuta gli allenatori di successo e che me lo fanno apparire simile a Claudio Ranieri, e subito qualcuno insorge gridando allo scandalo perché per molti Ranieri è beato dai tempi della doppia promozione dalla C alla A col Cagliari, e dopo la conquista della Premier League è diventato santo. La similitudine forse sta nel fatto che non consideri entrambi dei grandi strateghi sotto il profilo tattico. Ranieri era un difensore arcigno anche se non è mai arrivato alle grandi squadre, ma poi se vai a vedere le difese delle formazioni che ha allenato non sono mai state il punto di forza delle stesse. E parlando di Rastelli sui gol subiti si potrebbe scrivere un poema. Quindi il miglior pregio del tecnico campano sono i dati di fatto, ovvero i risultati.

Ne aggiungo un altro, che ho ammirato per la verità più nella stagione cadetta che nell’ultima, cioè l’onestà intellettuale nella disamina delle partite, e la lettura delle stesse senza nascondere i difetti mostrati dai suoi. Tra gli aspetti negativi le troppe goleade subite che hanno finito per rendere meno appetibile il buon piazzamento finale (sono state un record negativo nella storia del Cagliari inutile nasconderlo), e con quelle la limitata valorizzazione dei giovani. Qui però le colpe vanno divise a metà con la politica societaria che per andare sul sicuro si è affidata ai giocatori maturi.

L’inversione di tendenza potrebbero essere i quasi 7 milioni spesi per i ’97 Romagna e Miangue, ma bisogna vedere poi se si punterà davvero su di loro o se faranno i comprimari. Mi rendo conto comunque di non aver ancora risposto al fatidico quesito: ma tu Rastelli lo avresti confermato? No. Non lo avrei confermato nei panni della società e non sarei rimasto neanche al posto suo. Non perché non sia all’altezza, semplicemente perché ritengo finito il suo ciclo al Cagliari. Sono stati due anni di crescita e assestamento per la squadra e per lui stesso, ma se anche si ripetesse il piazzamento dell’anno scorso (cosa tutt’altro che scontata) non aumenterebbe di un solo punto la sua quotazione. Egoisticamente al suo posto avrei lasciato da vincitore a meno che la società non gli avesse promesso un’adeguata campagna di rafforzamento per ambire a qualche piazzamento migliore. Cosa che non è avvenuta per via degli investimenti sullo stadio. Ma stando così gli intenti, cioè puntando alla conferma di quanto è stato fatto finora, Rastelli accettando di rimanere ha tutto da perdere. Almeno per come la vedo io.

C’è la paura di annunciare un altro ultratrentenne. Ma Peluso merita le attenzioni

 

C’è  da spostare una macchina, cantava lo scatenato Salvi negli anni Ottanta. C’è da sfoltire la rosa, rivede il refrain trent’anni dopo Giulini. E forse per questo motivo, unitamente al timore che il suo gruppo possa essere preso ad esempio fra gli studiosi di gerontologia, che il presidente del Cagliari tarda ad annunciare l’acquisto del prossimo esterno sinistro basso. Già perché Federico Peluso, per il quale c’è da tempo l’ok di tutti, sarebbe l’ennesimo ultratrentenne fra gli acquisti estivi. Compirà 34 anni nel prossimo mese di gennaio. E’ peraltro l’unica, seppur non indifferente, controindicazione per questo ragazzo che ha dimostrato di essere un signor professionista partendo dal nulla e arrivando anche a vestire la maglia della nazionale, nonché quella della Juventus. Tra l’altro il suo arrivo dal Sassuolo avrebbe anche un risvolto familiare essendo la moglie, l’imprenditrice Sara Piccinini, algherese. Vediamolo allora da più vicino questo ragazzo mancino benvoluto e ben conosciuto da tutti, in particolare dal diesse Rossi che l’ha avuto sia nella Juve che a Sassuolo, e soprattutto da Padoin, compagno di mille partite, che si appresta a raggiungere per la terza volta dopo averci giocato assieme quattro stagioni nell’Atalanta e due nella Juve. Si parlava dei due scudetti vinti in bianconero (un record visto che a Torino ci ha giocato… un anno e mezzo) e delle 3 presenze in azzurro ai tempi di Prandelli (debutto con l’Inghilterra, poi ha giocato contro Bulgaria e Malta, partita bagnata addirittura da un gol), ma pochi sanno che a 17 anni Peluso e il suo compagno Iacopo La Rocca alle soglie della Primavera vennero lasciati liberi dalla Lazio e presero la decisione tutt’altro che semplice di ricominciare  dalle giovanili della Pro Vercelli, squadra di grandi tradizioni, con 7 scudetti in bacheca, ma che all’epoca militava in C2. Oggi dopo tanti anni i due possono dire di aver fatto la scelta giusta. Già perché lo stesso La Rocca, girovago del mondo pallonaro, dopo qualche anno in C2, vinse la B svizzera col Bellinzona, militò nel più glorioso Grasshoppers e poi volò fino all’Australia per sollevare in cielo la coppa dei campioni d’Asia col Sydney e quella del campionato con l’Adelaide, prima di ottenere un nuovo ingaggio proprio una settimana fa al Melbourne. Ma torniamo a Peluso che a 17 anni debutta in C2 e nelle due stagioni successive non diventa titolare ma finisce nel taccuino di molti osservatori e non ancora ventenne viene acquistato dalla Ternana in B. E’ un periodo importante quello vercellese, a credere in lui e in altri giovani che portano i nomi di Federico Marchetti (il portiere che dopo La disoccupazione troverà il Cagliari, La Lazio e la nazionale) e di Cristiano è il direttore generale Sandro Turotti che anni dopo se li porterà tutti all’Albinoleffe di Mondonico, dove sfioreranno, per l’unica volta nella storia della società, la promozione in serie A perdendo solo la finalissima dei play off con il Lecce (in semifinale era stato decisivo per il passaggio del turno proprio un gol di Peluso contro il Brescia). A Terni il mancino romano compie il primo salto di qualità giocando titolare per due stagioni (con lui muove i primi passi un altro romano bocciato dalle società romane, Candreva) e meritandosi la conferma nella cadetteria proprio con la rivelazione lombarda. Gli basta un anno ben giocato con l’Albinoleffe per avere richieste in A, ma qualcosa non quadra negli accordi economici e così nella stagione 2009-10 resta di fatto fuori dai giochi fino a gennaio. Curiosamente in quello stesso periodo gioca poco un altro che in serie A diventerà titolare, ovvero Marco Sau, per il quale l’allenatore Madonna di certo non stravede. A gennaio però si concretizza lo scambio con l’Atalanta e non è cosa facile se si pensa che i rapporti fra le due società sono storicamente poco cordiali. Dopo un mesetto di apprendistato Delneri lo fa debuttare in serie A, ma la tripletta di Pippo Inzaghi nel 3-0 subito col Milan gli toglie il sorriso. E’ qui che il suo destino si incrocia per la prima volta con quello di Padoin, nonché con Cigarini. Gioca solo 8 volte ma si merita la conferma, anche se la stagione successiva non inizia nel migliore dei modi. Per sfortuna di Peluso infatti alla guida della squadra arriva Gregucci, che stava nel settore giovanile della Lazio quando venne bocciato. Come è, come non è, nelle cinque partite della infelice gestione Gregucci che viene presto esonerato per mancanza di risultati, Federico gioca solo 6 minuti, ironia della sorte proprio contro la Lazio. Ma le cose cambiano con l’arrivo di Antonio Conte che lo impiega subito titolare nel debutto col Chievo. E’ però una stagione in cui a Bergamo ne succedono di tutti i colori perché dopo 13 partite nonostante la media di un punto per gara salta anche il futuro Ct della nazionale a favore  di Bortolo Mutti, che nel vivaio bergamasco ci era cresciuto da centravanti ma che ora da tecnico è in fase calante e a fine anno non riesce a evitare la retrocessione. Il ritorno alla cadetteria consente però a Peluso di completare la sua maturazione e con Colantuono in panchina l’Atalanta vince subito il campionato e si piazza al 12° posto l’anno dopo al ritorno in A. Il mancino ormai è sulla bocca di tutti; gioca in entrambe le annate 33 partite segnando un gol a stagione e il gennaio del 2013 finisce alla Juventus per 4,8 milioni dove raggiunge ancora il vecchio amico Padoin che a Torino l’aveva preceduto di qualche mese. Inutile dire che entrambi finiscono in bianconero su richiesta di Conte. Poco prima corona ancora all’Atalanta il sogno di ogni calciatore. Il ct Prandelli che a Bergamo è cresciuto, per quell’ambiente ha sempre un occhio di riguardo, e gli regala il debutto in azzurro.. Ironia della sorte l’unico gol con i campioni d’Italia lo realizza proprio al Sassuolo di Di Francesco che nell’estate del 2014 lo acquista per 4, 5 milioni. I tre anni in Emilia (debutto nell’1-1 contro il Cagliari di Zeman) sono ricchi di soddisfazioni perché per la prima volta la compagine del patron Squinzi conquista anche l’accesso all’Europa League. Ora però anche questa esperienza è finita, c’è un volo per la Sardegna che l’attende. Vecchietti permettendo.