Ultimo avviso: alla fermata di Verona sale il controllore

L’uscita di Giulini merita qualche approfondimento. Credo fosse la cosa più giusta da fare in quel momento e lo ribadisco. Ma le critiche feroci fatte alla squadra ci fanno anche capire che l’avviso ai naviganti è stato piuttosto chiaro. Verona in tal senso sarà una tappa fondamentale per tecnico e giocatori. Molti mi chiedono: ma perché ha fatto il Ponzio Pilato non decidendo se far fuori chi remava contro o l’allenatore? C’era la sosta, sarebbe stata la cosa più facile per risistemare le cose. E in effetti questa decisione se fosse solo un rinvio potrebbe fargli perdere il tecnico che aveva scelto per sostituire Rastelli (salvo che il prescelto non aspetti ancora). Però è anche vero che Rastelli parla con i punti e per il Cagliari in questo momento 16 sono tanti. La situazione è fluida, non si è risolto nulla, però forse qualcuno d’ora in poi se è intelligente righerà dritto. Il messaggio a giocatori, tecnico e diesse è stato perentorio. Un ultimatum bello e buono anche se la lezione il presidente l’ha capita. Penso che in futuro prima di creare situazioni “pericolose” con differenze di ingaggi enormi tra giocatori e tecnico, ci penserà non una ma cento volte.

Giulini ci mette la faccia: chiede scusa ai tifosi e conferma Rastelli. Bravo presidente

Un intervento accorato, sincero, diretto. Tommaso Giulini non ha usato mezze frasi, in un momento difficile per il Cagliari è sceso in campo come si conviene ad un numero uno, ad un capo vero. Ha difeso l’operato dell’allenatore Rastelli, ha smentito le ipotesi di fronda verso lo stesso da parte dei giocatori più rappresentativi. In poche parole ha smentito le voci sempre più insistenti di un cambio di panchina (a questo punto Colantuono dovrebbe ripiegare su Pescara o Bari), ha chiesto scusa ai tifosi per le figuracce rimediate negli ultimi incontri, ma ha invitato tutti a guardare con fiducia al futuro perché il decimo posto in classifica è comunque un bel risultato e se fosse confermato alla fine del campionato sarebbe ottimo per una neopromossa. Una discesa in campo da applausi, per il presidente del Cagliari e per il collega Stefano Fioretti che lo ha intervistato in diretta telefonica su Videolina sport. I problemi non si risolveranno con queste parole, ma certo quel quarto d’ora di trasmissione è importante per il futuro della squadra e per ritrovare la serenità perduta. Forza Cagliari!

Gli ammutinati dagli ingaggi sonanti stavolta fanno felice il Toro. E Colantuono

Ai professionisti del “ Forza Cagliari” con la benda sugli occhi, agli  indefessi  frequentatori di blog, tv e giornali sistematicamente proni, genuflessi e con la lingua strisciante; fedeli al concetto: non si sa mai che me ne venga qualcosa. Ai combattenti della vita che si schierano sempre dalla parte dei potenti, salvo poi saltellare sui loro cadaveri non appena vengono riposti. Ai torbidi untori dei commenti vacui o insultanti, senza idee personali e col cervellino in perenne stand by. Se volete leggere in queste pagine di Torino Cagliari 5-1, vi piaccia  o meno non dovete far altro che tornare sul pezzo della settimana scorsa titolato “Rastelli, la rinascita e quelle scoppole sospette”. Quello degli ammutinamenti spontanei o indotti per capirci.

Ciò non toglie che qualcosa la si possa aggiungere.  Per esempio che qualcuno ci sarà rimasto male nel non aver battuto il record negativo in fatto di scoppole (bastava ancora un golletto: il 6-1 sarebbe stato un primato. In precedenza in A avevamo preso sei reti solo due volte: 6-2 a Udine e 6-3 a Napoli). Ma voglio soffermarmi su Colantuono, un tecnico che nulla ha a che vedere con Rombodituono. Rifiutando la panchina del Cesena la scorsa settimana perché gli avevano consigliato di aspettare, aveva deciso di ritentare la carta della serie A dove ha allenato per molti anni. Bene, lui come qualcun altro (diciamo un personaggio che agli amanti del cinema e in particolare di “Ritorno al futuro” ricorda lo scienziato pazzo protagonista del film) vedendo la vittoria rossoblù sul Palermo si sarà mangiato le unghie fino alla carne viva, ma oggi può tirare un sospiro di sollievo perché finchè c’è vita c’è speranza (di prendersi il Cagliari evidentemente). Un pensiero lo merita indubbiamente Storari, il portiere che evidentemente ha un ingaggio direttamente proporzionale ai gol che prende: fino a oggi 26 reti in 808’, ovvero una rete ogni 31 minuti. Roba che se fra i pali di una porta ci piazzi una sedia ha più probabilità di riuscita. Un pensierino vorrei poi riservarlo a Isla, un altro che in fatto di ingaggi non scherza (complimenti vivissimi alla società anche per questo contratto). Lui e Vidal arrivarono alla Juventus con diverse referenze e con una gran voglia di approdare in Italia. Isla fece prima passando dall’Udinese, ma entrambi erano affascinati dal mito dell’Italia, di Milano soprattutto: la “Milano da bere” vista in tante pubblicità. Però Torino non è Milano e lì questo mito non è particolarmente apprezzato, così Vidal è stato ceduto all’estero e Isla da tre anni veniva mandato ovunque purché a debita distanza. Che fa il Cagliari? Ma lo prende ovviamente, con tanto di succulento triennale. Dimenticavo Tachtsidis, l’unico essere vivente più lento dell’agonia. Capozucca lo ha avuto tanti anni alle sue dipendenze, così come prima di portarlo a Cagliari aveva avuto per tanti anni sciagura Krajnc. Ora io non vorrei infierire, ma un acquisto puoi sbagliarlo quando prendi uno che conosci poco, ma in questi casi vuol dire proprio che nella valutazione dei giocatori qualche problema ce l’hai. Passerei poi a Munari, l’uomo invisibile per chi lo cerca in campo. Rastelli si era illuso che fosse un “suo” uomo, uno su cui poteva sempre contare. Ma non è lui a passargli lo stipendio, per cui ubi maior… Per chiudere: quando decisero di far fuori Trapattoni impiegarono quattro trasferte di seguito: persero 4-0 in casa dell’Inter, poi rimediarono un altro 4-0 in casa del Parma e un altro ancora (ma che ripetitivi!) all’Olimpico con la Lazio. In casa però la squadra se la giocava bene e quindi si rese necessario un altro cappotto (stavolta finì solo… 4-1) in casa della Juve. Stavolta l’obiettivo è migliorarsi (…) e per portarsi avanti col lavoro oltre al 5-1 odierno e al 4-1 in casa laziale c’è stato anche il 3-5 con la Fiorentina al Sant’Elia. Riusciranno i nostri eroi….? Qualcuno potrebbe obiettare: ma se volevano far fuori l’allenatore perché vincere 2-1 a Milano? In fondo tutto cominciò quel giorno, quando Borriello venne escluso dall’undici titolare e Storari ripescato all’ultimo momento. Beh, mettiamola così, dall’altra parte c’era chi aveva rubato l’idea. Povero De Boer.

Cari Antonio, Serenella e Costanzo vi devo una carriera

Nel 1982 avevo 21 anni, vivacchiavo in Economia e Commercio dove avevo dato sette esami e l’Italia di Paolo Rossi non aveva ancora vinto il Mondiale. Mi ero iscritto a un corso biennale sugli investimenti pubblicitari organizzato dalla Regione con i migliori insegnanti su piazza e con diversi stage nelle aziende. Un giorno andammo alla sede Rai di viale Bonaria, non ci ero mai entrato fino ad allora, non conoscevo ancora Antonio che fece la sua comparsa quasi subito sommerso da una vagonata di cassette vhs. Sapevo però benissimo chi fosse perché ogni domenica ascoltavo e vedevo i suoi servizi sul Cagliari. Ebbi come una folgorazione, gli chiesi di quale materiale si trattasse e, quando mi disse che stava per cominciare un montaggio su tutti i gol in carriera di Gigi Riva, non ci misi un nano secondo a mollare la compagnia per seguirlo. Serenella Ticca, la mia insegnante di pubbliche relazioni sapeva bene del mio tarlo per il calcio e mi fece un cenno d’intesa: ci saremmo rivisti dopo. Ma dopo quando? Antonio era gentile e inizialmente apprezzò il mio contributo per ricostruire le immagini e le partite relative ai gol in questione. La prima ora passò così velocissima e la seconda pure. Io però ero in versione martello penumatico, non stavo un attimo zitto e non mi limitavo a citare le partite, ma per ognuna tiravo fuori qualche aneddoto riferito magari al compagno che aveva effettuato il passaggio a Gigi per il gol o all’avversario che lo marcava. Antonio fu paziente, anche troppo. Ma credo che un sospiro di sollievo minimamente vicino a quello che tirò quando ricomparve la mia classe per avvisarmi  che dovevamo andar via, non avrebbe mai più avuto uguali. Fu gentile, mi incoraggiò a proseguire nella mia passione e da lì presi la mia decisione: sarei diventato un giornalista sportivo. Serenella dopo aver sentito tutti quei complimenti fatti nei miei confronti da un professionista come Antonio Capitta fu molto determinata nell’invitarmi e iniziare una collaborazione presso qualche redazione. Passò un anno, il corso proseguì felicemente e la mia insegnante di pubbliche relazioni fece una cosa bellissima per me. Pur non conoscendolo mi fissò un appuntamento con Costanzo Spineo, responsabile per le pagine sportive della Nuova Sardegna a Cagliari. E da lì cominciò tutto. Anzi tutto era già cominciato un anno prima per merito di Antonio. Anche per questo conservo gelosamente un premio Ussi da lui ricevuto nel 2003 quando ricopriva la carica di presidente regionale dei giornalisti sportivi, con la seguente dedica: “A Nanni Boi, allevato a latte e Gigirriva ne ha onorato le gesta di leggenda del gol nel libro Un tiro mancino”. Cari Antonio, Serenella e Costanzo, vi devo una carriera!

Rastelli, la rinascita e quelle scoppole sospette

Il Cagliari è settimo in classifica e tutti fanno festa. Anche quelli che al suo interno volevano la testa di Rastelli e che dopo il successo di San Siro con l’Inter si erano adoperati non poco perché questo accadesse.  Non sono un grande estimatore del tecnico campano anche se, come più volte ho scritto, una volta appreso da Giulini che non avrebbe confermato Festa dopo la retrocessione di due anni fa (nonostante i 13 punti in 7 partite ), ero stato io stesso a fargli il suo nome, ritenendolo sulla piazza il più profondo conoscitore della B (oltre 500 partite da giocatore, oltre alle  due stagioni in panchina con l’Avellino). Non rivendico nessun merito sulla scelta, ma un fatto è certo. Quando lo suggerii, il presidente navigava su nomi impossibili come Ranieri, Guidolin, Ventura (che da buon mercante genovese approfittò dell’offerta per farsi aumentare l’ingaggio da Cairo nel Torino). Ma questa è storia vecchia, così come è storia vecchia che nonostante il primo posto ottenuto in B, Capozucca fino all’ultimo abbia cercato di convincere  Giulini a cambiare tecnico per portare Gasperini (che poi avrebbe scelto Bergamo). Non so dire perché il presidente non abbia dato retta al suo diesse, so però che la conferma di Rastelli per il numero uno del Cagliari e della Fluorsid  non è stata una scelta convinta. Basti pensare che nonostante la promozione non gli ha aumentato l’ingaggio limitandosi a confermargli piu’ o meno le stesse cifre della serie B (e per quanto sembri la norma, nel calcio non succede mai). Ma se questa può essere una scelta risparmiosa del presidente, non lo è stata sicuramente quella di far firmare contratti doppi, per non dire tripli a diversi giocatori che sul campo non hanno poi fatto la differenza. Giulini così facendo ha depotenziato il suo allenatore che di fatto si trova a dover combattere nello spogliatoio ogniqualvolta  toglie dall’undici titolare qualcuno dei più pagati. E se questo avviene scatta la rappresaglia, e così si spiegano le inopinate scoppole contro Fiorentina e Lazio. O penserete che davvero una squadra come il Cagliari possa prendere  nove reti in due partite contro avversari non trascendentali?  Se credete che siano solo fantasie guardate i precedenti.  Il Cagliari in serie A gioca quest’anno il suo 37° campionato, in totale ha giocato finora 1227 partite più lo spareggio con il Piacenza del 97. Bene, date uno sguardo a tutte le volte che ha preso cinque gol (pure sei un paio di volte) e vedrete che eccetto qualche caso le cinquine sono quasi sempre andate di pari passo con le fronde dello spogliatoio per il cambio dell’allenatore. Spesso con il beneplacito della società.  Dai tempi di Chiappella  per proseguire con Radice, fino a Sonetti, Ballardini e allo stesso Allegri che poco prima dell’esonero rimediò una cinquina col Genoa.  Il Cagliari oggi è settimo e la vittoria col Palermo sembrerebbe aver ricomposto il tutto. Rastelli ha una media punti che i suoi predecessori Ranieri e Ventura si sognavano, eppure la situazione è tutt’altro  che tranquilla. Spero di sbagliarmi, ma se prima facevo solo il tifo per il Cagliari adesso lo faccio anche per il suo allenatore. Anche se per la A non l’avrei consigliato.

Il Milan ha trovato Nicchi, l’Inter Bolingbroke

Qualche nota a margine della nona giornata di campionato. Il migliore giocatore del Milan? L’arbitro. Le vittorie contro Sampdoria, Sassuolo e il gol regolare annullato alla Juve spiegano come rispetto all’anno scorso le cose in casa rossonera siano cambiate soprattutto grazie ai furti con destrezza dei direttori di gara. In questi casi i complimenti sono d’obbligo  per il tandem Galliani-Nicchi (inteso come designatore). Soprattutto quando si riesce a vincere con un solo tiro in porta (seppur bellissimo) come sabato scorso.

Michael Bolingbroke è un nome che non viene quasi mai tirato in ballo, eppure nell’Inter non è certo l’ultimo arrivato. Sua la decisione di sostituire Mancini con De Boer. Risultato: 4 sconfitte di fila e 7 punti in meno rispetto all’anno scorso di questi tempi. Complimenti vivissimi.

Vedo un gran sbracciarsi per Roma e Napoli, ma il rendimento rispetto all’anno scorso è pressoché identico; appena un punto in più per entrambe (la Juve che pure non brilla ne ha 12 in più). E se Sarri pur con un modulo ripetitivo finora è riuscito a mascherare bene la cessione di Higuain, nella capitale considerato quante ne hanno dette al povero Garcia e il successivo processo di beatificazione per Spalletti (che ha pure fallito l’accesso alla Champions) vien da sorridere.

Come fare tre gol e rimediare una figuraccia

Ogni tanto mio figlio ci riprova e io come al solito svicolo: quante volte hai visto il Cagliari giocare? Boh, dai 15 anni ai 45 ne avrò perse meno di dieci in tutto, prima e dopo potrei anche quantificarle. Bene, in questo lungo periodo prima di questo pomeriggio avevo visto il Cagliari prenderne cinque soltanto un’altra volta al Sant’Elia, ma c’era un motivo più che valido. La settimana prima avevamo perso Gigetto-nostro per sempre e anche se non lo sapevamo eravamo scioccati. Così la Roma di Liedholm maramaldeggiò e noi segnammo la miseria di un rigorino (primo gol di Virdis in A dopo un anno e mezzo di tentativi infruttuosi. Ma si sarebbe abbondantemente rifatto). Venimmo presi a pallate addirittura da una meteora, tale Walter Casaroli del Tufello, che a parte l’omonimia con l’allora numero due del Vaticano (papa Paolo VI aveva nel futuro segretario di stato Agostino  Casaroli la sua ombra) era giunto fin lì del tutto sconosciuto e tale sarebbe tornato ad essere negli anni a venire. Ma in quella squadra rossoblù non c’erano giocatori con ingaggi  come quelli odierni che vanno dai 700 mila euro al milione l’anno (parliamo di cifre nette beninteso). Ovvero da poco meno di 2000 euro netti fin quasi a 3000 al giorno!!! Nel Cagliari ben cinque giocatori della rosa viaggiano su queste cifre e uno di questi continuerà a prenderle sino alla fine dell’anno, nonostante con ogni probabilità quella di oggi rimarrà la sua ultima presenza in campo. Che vergogna ragazzi! E sì che dopo un minuto eravamo già sopra di un gol e che tutto sembrava mettersi per il meglio con il raddoppio sfiorato poco dopo. E invece un po’ questo e un po’ quello (mettiamoci anche l’arbitro Russo che per cinque minuti ha tenuto la Fiorentina in attacco fischiandole punizioni assurde), Kalinic si è trasformato nel miglior Klose dei mondiali e Bernardeschi in una sorta di eroe come lo si era spesso intuito (perché il ragazzo di stoffa ne ha sempre avuta) ma mai visto. Peccato perché dopo i 13 punti in 7 partite, l’exploit di San Siro e compagnia plaudente, bisognava davvero mettersi di buzzo buono per rovinare tutto. E il Cagliari ci è riuscito alla perfezione.  Dopo l’avvio boom la squadra ha cominciato a perdere tutti i contrasti ad arrivare seconda sui palloni, in mezzo al campo poi i nostri giocatori dovevano aver letto un cartello con la scritta “off limits” e ligi al dovere evitavano accuratamente di superarlo perché da quelle parti non ci passava davvero nessuno. Touch-screen o come diavolo si chiama quel greco che ha cambiato cento squadre se ne stava dietro, lento come l’agonia, e a proposito di lenti Rastelli non trovava di meglio che riproporre i famosi lenti a contatto (con molte diottrie c’è da aggiungere) Bruno Alves-Salamon, per la gioia del duo viola di cui abbiamo già magnificato le lodi. Di Gennaro dopo il gol deve aver pensato di essere diventato un attaccante perché di fatto andava ad affiancare i compagni in avanti. Come conseguenza il gioco del Cagliari procedeva solo per lanci lunghi dalle retrovie, quasi sempre preda della difesa toscana. Aggiungiamo in attacco il duo letargo Sau-Borriello, evidentemente caduti in catalessi con la sosta visto che già con l’Inter il primo aveva dato segnali di sonno profondo mentre il secondo per via di una condizione imbarazzante era dovuto rimanere fuori dall’undici iniziale (e non l’aveva presa bene dicono quelli informati). Borriello nel secondo tempo, anche se la frittata era ormai fatta, ha dimostrato perlomeno di avere carattere. Ma è una consolazione ben magra.